A immagine di Dio lo creò

L’uomo, questa meravigliosa creatura impastata di terra e cielo, destinata all’eternità.

E’ il culmine della creazione di Dio, l’essere in cui cielo e terra si compenetrano in un tutt’uno inscindibile destinato ad un consorzio eterno con Dio.

L’uomo, non il bianco, il nero, il giallo, l’occidentale, l’orientale o che altro. L’uomo, a cui Dio non attribuisce colore, cultura, religione, ricchezza, povertà. In tutti Dio si riconosce ed a tutti dona dignità.

L’unico che non riconosce tanta dignità è, paradossalmente, l’uomo stesso che la distribuisce a chi più, a chi meno, a chi nessuna.

Ma per ognuno di questi, dall’uomo divisi in categorie, Egli è morto e risorto. In ciascuno di essi egli ha individuato il motivo per incarnarsi, morire, risorgere.

Se vuoi vedere Dio guarda l’uomo che ti cammina accanto, perché in lui Dio ha proiettato la sua immagine: “A sua immagine li creò, maschio e femmina li creò”. Nati dallo stesso Padre, che lo vogliano o no, sono fratelli. E così Dio li vuole.

Ma l’uomo li ha fatti schiavi e liberi, ricchi e poveri, amici e nemici, da amare e da odiare, creando il paradosso di un Dio che tiene così tanto alla dignità dell’uomo da sacrificare suo Figlio per lui, ed un uomo che ritiene il suo simile un nulla da ardere in un forno crematorio. Attenzione, non sono delitti del passato! Tanti in mezzo a noi sarebbero pronti a ripeterli.

Ma l’uomo è il sacramento di Dio, l’essere in cui Dio si rispecchia ed in cui i santi erano pronti a scorgerlo. Certo, ci vogliono gli occhi della fede, ed, a volte, il coraggio di questa.

Tanto male serpeggia nel mondo a causa dell’uomo; ma vi è anche tanto bene che si nasconde nelle pieghe della vita e che sovrabbonda nei confronti del male. Ovunque passa l’uomo, cammina Dio, e la sua sola presenza rende la notte giorno, la tenebra luce. Il bene non grida, non sale, se non raramente, sul palcoscenico del mondo, ma tutto pervade, tutto fa vivere, tutto corrobora.

Bisogna riappropriarci della nostra dignità e riconoscere quella dei nostri simili.

Bisogna ritornare al comandamento dell’amore verso di sé e verso gli altri.

Il fluire delle cose, anche oggi, ci insegna che quando c’è unione tra gli uomini, tutto si può vincere e tanto si può creare.

Unica condizione, riconoscere nell’altro la tua stessa dignità.


Marino da Arezzo

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