Campo Bibbia in Toscana

Campo Bibbia in Toscana

Quest’anno il cielo ci ha irrorato di pioggia per tutta la durata del campo a San Martino di Figline, ma noi ce ne siamo appena accorti. Le parole della relatrice ci hanno intrigato parlandoci di Profeti, di Dio, della meravigliosa vicenda di amore di Osea. Al caldo della sala che ci riuniva, il grande mistero dell’amore di un Dio personale verso la sua creatura ci ha avvolti e meravigliati nello scoprire il Dio dell’Antico Testamento, spesso rappresentato come terribile e vendicatore, come un padre amoroso che si china sulla sua creatura, trepida per lei, la rincorre quando si espone ai pericoli, la stringe al suo petto quando i suoi amanti l’hanno lasciata nuda e ferita. Poi, tenendola così stretta a sé, le sussurra tenere parole d’amore.

Abbiamo scoperto il Dio dell’amore proclamato circa settecentocinquanta anni prima della venuta di Cristo. Ci siamo resi conto che, già da allora, era presente nella storia la concezione del Dio misericordioso verso colui che si pente, del Dio della tenerezza, così caro a papa Francesco, del Dio lento all’ira, del Dio fedele, di Colui che conserva il suo favore per mille generazioni, di Colui che perdona la colpa, la trasgressione, il peccato e che, alla fine, assolve. Del Dio che fa dell’ amore e della misericordia la sua essenza.

Osea è un canto di amore tra colei che fugge e Colui che la insegue, la follia di Dio per colei che insiste a rifiutarlo, un Dio che è sicuro che, alla fine, l’amore vincerà su tutto ed Egli potrà riconquistare la sua sposa e portarla   nel deserto come nei tempi antichi e là, soli, lontani da tutti, potrà stringerla di nuovo al suo cuore in un infinito abbraccio di amore.

Abbiamo riflettuto su questo amore divino che supera tutti i tradimenti, su questo Dio che ama anche quando punisce, su questo Dio che non può serbare rancore, ma che è costretto ad amare in forza della sua natura. La sua misericordia si spalanca davanti al peccatore più delle “porte sante” delle nostre chiese nel giubileo di Francesco. Una sola cosa ci chiede: che riconosciamo le nostre miserie e ci pentiamo per esse. Allora le nostre anime torneranno ad essere più bianche della neve.

Le parole della relatrice, semplici, chiare, alla portata di tutti, ci hanno tenuto per ore attenti alla parola di Dio. Ciò che Agnese ha di diverso da altri biblisti è che crede in ciò che dice, cosa non sempre scontata nel loro mondo. Così le sue lezioni sulla Bibbia diventano lezioni di fede.

Solo due o tre occhiate di sole hanno rischiarato la campagna che si stava ridestando sotto la spinta della primavera intorno a noi, ma il messaggio di Osea ha rischiarato i nostri giorni come un sole che sorge in un azzurro mattino, riflettendosi sull’onda del mare increspata e palpitante di luce.

Nelle ombre della sera, ormai calata sulle colline del Chianti, si allungano i canti scout di adulti tornati giovani, accomunati da un desiderio di fede, di ricordi di gioventù eda un bicchiere di vino rosso.

 

Marino da Arezzo

 

 

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