« Dov’è Dio? »

« Dov’è Dio? »

“Dov’è Dio, se ci sono uomini affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati?…Dov’è Dio quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre?”

Ha certamente colpito tutti quell’immagine bianca che percorre sola ed in silenzio i luoghi dell’odio e della morte con i suoi interrogativi non espressi. In silenzio. Un silenzio assordante pieno di dolore, di rispetto, di un interrogativo che non ha risposta: “Dov’è Dio.”

Mi è venuto spontaneo un altro interrogativo: ”E l’uomo dove è?”

Quando ci troviamo davanti al male interroghiamo sempre Dio; ma non è da Lui che il male può venire. Il male viene dall’uomo, dal suo modo di servirsi delle cose e degli altri uomini che Dio ha messo a sua disposizione perché se ne serva per la propria crescita e per popolare la propria solitudine. L’altro è lì per arricchire te stesso in uno scambio di relazioni che dovrebbe rendere il mondo migliore. Invece utilizziamo spesso gli altri per i nostri interessi, i nostri egoismi riducendoli a strumenti di cui servirsi e poi gettare come cose ormai inutili.

Ogni uomo, osservando l’altro, dovrebbe vedere se stesso. Invece nel nostro mondo si guarda all’altro come ad un concorrente, ad un intralcio, ad uno che, nella sua miseria, non vogliamo davanti alla nostra porta. Eppure è nell’altro che Dio mi si manifesta: “E fece l’uomo a Sua immagine e somiglianza.”

Quegli interni scuri in cui la bianca immagine di Francesco si aggirava erano la sfida dell’uomo che si accaniva a cancellare l’immagine di Dio.

Ma Dio non si cancella; è ancora oggi ridicolo colui che si erge, come un tempo Lucifero, contro il suo Creatore.

Il male, però,  non è finito ad Auschwitz, è ancora in mezzo a noi. Quante guerre, quanti odi, quanti morti, quanti profughi! Tutto in nome di tante idee, ma, in definitiva, di tanto egoismo: denaro, fanatismo, spesso religioso, loschi interessi che fanno degli altri tanti gradini per salire più in alto. In alto dove?  Per tutti c’è una fine al proprio viaggio, una fine in cui sei costretto ad incontrarti con Colui che hai cercato di cancellare dal volto del tuo fratello.

Se vogliamo un mondo migliore è necessario cambiare atteggiamento davanti all’uomo, sia a quello che incontri per la strada, sia a chi lontano lotta contro l’ingiustizia, per un pezzo di pane, per un sorso d’acqua, per un po’ di dignità. Dobbiamo convincerci che al di là di ogni bandiera, di ogni confine, di ogni religione esiste soltanto un’unica famiglia: la famiglia degli uomini.

Solo così non vi sarà più l’oscurità di Auschwitz ed il mondo potrà tornare ad essere il regno di Dio oltre che il regno dell’uomo.

 

Marino da Arezzo

Print Friendly, PDF & Email

Possono interessarti anche