Finalmente!

“è un camminare insieme con spirito di collegialità e sinodalità, adottando coraggiosamente parresia (parlar franco evangelico, ndr), zelo pastorale e dottrinale, saggezza, franchezza, e mettendo sempre davanti ai nostri occhi il bene chiesa, delle famiglie e la salute delle anime”.

 

“Non è un parlamento dove per raggiungere il consenso si fa un accordo comune, un negoziato, un patteggiamento o dei compromessi: unico metodo è quello di aprirsi allo Spirito santo con coraggio apostolico e umiltà evangelica”.

 

Papa Francesco

 

Finalmente!

Sì, finalmente il Magistero ecclesiastico si è deciso ad affrontare il tema “famiglia” in modo serio ed esauriente, rifuggendo da stereotipi del passato, guardando il presente e sollevando lo sguardo verso il futuro.

Ho letto attentamente i novantaquattro passaggi del documento prodotto dal Sinodo dei Vescovi sulla famiglia. Dobbiamo riconoscere che hanno lavorato molto ed hanno affrontato l’argomento in tutti i suoi aspetti dibattendo e dando indicazioni pastorali, forse in certi casi non esaustive, ma certamente coraggiose, se si tiene presente la visione della famiglia di certa chiesa.

A leggere quelle pagine si ha l’impressione che il Magistero, se non proprio sceso, si sia mosso dal suo piedistallo e si sia imposto di andare verso il popolo di Dio. Si ha l’impressione che abbia capito che imporre convinzioni e modi di vedere nati in un lontano passato, ed incartapecoriti nell’insegnamento tradizionale della Chiesa, rischiano di lasciarla da sola a godersi della propria purezza, a compiacersi della propria saggezza, ad arroccarsi orgogliosa nella propria certezza di aver sempre ragione, mentre il gregge le sfila accanto in cerca di pascoli più aderenti alla propria realtà. Una realtà che fino ad oggi la Chiesa sembrava non percepire. La famiglia le sfuggiva. Questa, tuttavia, è troppo importante per essa, anche perché su di lei essa si rispecchia nella sua unione mistica col Cristo. La stessa società, poi, cerca in lei il suo onesto futuro.

I Padri sinodali hanno sviscerato la realtà familiare in ogni suo aspetto, dal rapporto di coppia alla generazione della prole, dall’educazione dei figli alle adozioni, dalle coppie di fatto alle famiglie di chi ha fallito una prima volta, ma non ha rinunciato al diritto di iniziare di nuovo ad amare.

Scorrendo attentamente il testo si percepisce che, soprattutto su certi argomenti, la discussione deve essere stata vivace. In alcuni momenti deve essere stata accesa; qualcuno avrà avuto la percezione che tutto il castello della fede crollasse, perché varie aperture si manifestavano e non aveva capito che quello non era il castello della fede, ma il suo castello che con la fede aveva poco a che fare.

Dovevano fare di più? Hanno lavorato, hanno avuto coraggio. Dovevano averne di più? Io ritengo di sì, ma, forse, non stava ad essi andare oltre. Vedremo quando il documento verrà analizzato e meditato da papa Francesco, anche se ritengo che non ci saranno grandi variazioni.

Una cosa, però, mi inquieta: nonostante il tentativo di tanti accomodamenti pastorali esteriori sui divorziati risposati, resta nel Magistero il convincimento che la rottura del primo matrimonio sia una colpa, ed una colpa da perseguire, anche se in un cammino di misericordia. Eppure in moltissimi casi, forse la maggioranza fra la gente semplice, la prima rottura non è dovuta ad egoismo o edonismo, ma ai casi della vita o all’atteggiamento dell’altro coniuge che ti ha trattato a suo uso e consumo come una cosa. E’ difficile raccontare ad essi che devono percorrere un cammino “penitenziale”, riaffermando una colpa che non hanno commesso, ma addirittura subito.

Ricorri al tribunale ecclesiastico! “Tribunale”, sentite come suona male questa parola! Devono essere altri a decidere della tua felicità, tornano i censori a giudicare la tua esistenza; ed allora si preferisce ricorrere alla misericordia di un Dio che tutto sa, che tutto comprende, ma che, soprattutto, si esime dal giudicare.

Comunque, grazie, Padri sinodali; non ci avete dato tutto quello che ci aspettavamo, ma ci avete dato molto e, soprattutto, finalmente ci avete provato.

Buona strada

Marino da Arezzo

 

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