Giorgio La PIRA – I segni dei tempi

In ascolto dei “Segni dei tempi”

Abbracciati dal piccolo convento dell’Incontro sopra le colline fiorentine “popolate di case e di uliveti”, gli Adulti Scout del MASCI Toscano si sono incontrati numerosi per la loro annuale “Giornata di Spiritualità”. Dal sabato pomeriggio alla domenica pomeriggio quel luogo così silenzioso si è risvegliato con le loro preghiere, le loro risate, le loro domande sui temi trattati, le discussioni dei gruppi che commentavano quanto udito dai due bravissimi relatori: Mons. Mario Meini, Vescovo di Fiesole, e l’Avvocato Conticelli della “Fondazione La Pira”.

I segni dei tempi” era il tema posto all’attenzione di tutti. Il tempo scorre, Kronos divora uno dopo l’altro i minuti, le ore, i giorni, gli anni. In questo tempo che nessuno può fermare, l’uomo deve cogliere i segni che possono determinare la sua vita e quella altrui per preparare un futuro che in essi si cela. Possono essere segni positivi o negativi, ma tutti vanno percepiti perché non sia la storia a guidare noi, ma noi ad indirizzare la storia.

Questo esodo di popoli, che caratterizza la nostra epoca, è uno di questi segni. Non va trascurato, non va preso sotto gamba come se fosse qualcosa che riguarda solo le istituzioni. Va studiato, va capito, va aiutato nello spirito del “nessun uomo è un’isola”, ma facciamo tutti parte della grande famiglia umana. Noi apparteniamo ai più fortunati, grazie alle vicende della vita ed anche alla nostra intrapendenza, ma non ci possiamo, anche egoisticamente, dimenticare di questa forza immensa che irrompe nella nostra società; è la forza del bisogno, è la forza della povertà. Questa non è una virtù, è una mancanza che, nel suo piccolo, ognuno è tenuto a riempire. Il fatto che, per i nostri interessi, noi uomini abbiamo creato confini, non ci deve far dimenticare che Dio nella sua creazione non li aveva segnati; per Lui siamo tutti figli suoi e non fa alcuna discriminazione nell’amarci. Forse ce l’abbiamo con loro perché ci ricordano i nostri agi e ci rimproverano i nostri sprechi; forse ci dà noia vederli frugare nelle nostre pattumiere per cibarsi di ciò che noi buttiamo. Forse ci fa vergognare il fatto che noi abbiamo troppo ed essi non hanno nulla. Forse ci dà noia che siano diventati la nostra coscienza. Ma questo è una ricchezza per noi: il povero diviene ricco quando ci fa pensare.

La Pira è vissuto povero in mezzo ai poveri, semplice in mezzo agli orgogliosi, umile in mezzo ai superbi. Egli aveva colto i segni dei tempi, divenendo egli stesso un segno di questi. Nella sua vita movimentata egli era corso dai grandi della terra per parlare con loro di pace, quando questa sembrava un’utopia. Diceva ad Ho Chi Min: “Siamo una rondine che non fa primavera, come dice un nostro adagio; ma forse dopo di noi ne verranno altre.” Bisogna “abbattere i muri e costruire ponti”, diceva ancora, parole che fanno eco ai continui appelli di Papa Francesco, un altro segno dei tempi.

Era un illuso? No. Egli riponeva tutta la sua fiducia nell’amore di Dio e nella resurrezione del Cristo. Non si era fermato al sepolcro; era andato oltre per vedere l’alba della Resurrezione. E ciò gli dava speranza, anzi gli dava certezza, nonostante che anche sul suo mondo si addensassero nubi gravide di pioggia. Su tutto dominava il suo ottimismo basato sul fatto che Dio non solo crea, ma anche provvede; il mondo non va dove lo porta il caso, ma segue un percorso stabilito dalla Provvidenza Divina. A volte è difficile scorgere in esso un disegno, ma Dio lo ha costellato di segni,  “i segni dei tempi”. Basta saperli scorgere ed anche nel buio più totale si accende il sorriso di Dio.

Ai nostri piedi, mentre noi ascoltiamo la Parola di Dio, Firenze, illuminata a giorno, si stende nella pace della notte. Da qui non si ode un rumore, ci appare una città distesa nel sonno della pace.

 

Marino da Arezzo

 

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