Il cristiano, questo sconosciuto.

Il cristiano, questo sconosciuto.

L’argomento che stiamo per affrontare è un po’ provocatorio, ma volutamente. Voglio che ci domandiamo sinceramente chi siamo noi che ci diciamo “cristiani” e riflettiamo profondamente sulla nostra storia, sul nostro credo e su come lo mettiamo in pratica.

  • Il Cristianesimo ha origine da una morte ed una resurrezione. E’ una religione

di vincenti protesa verso la gioia del ricongiungimento con Dio.

E’ in quel sepolcro vuoto in Palestina che affonda le radici la nostra fede. La resurrezione del Cristo ci apre alla nostra resurrezione. Parlando di Cristo San Paolo sesto lo chiamava: “il grande vivente”.

La nostra fede non si fonda sulle imprese più o meno eclatanti della Chiesa, sulla sua storia attraverso i secoli, sulle sue conquiste, ma su questo sepolcro scoperchiato dal quale è esplosa la vita. La paura di ogni uomo di fronte alla morte è stata vanificata, poiché la resurrezione del Cristo è anche la resurrezione di ogni uomo; in Lui, la vita, noi abbiamo la vita; noi,  parte mistica del suo corpo,  resuscitiamo con Lui ad una vita nuova dove non è dolore, né affanno, dove Dio si riconcilia e ci stringe in un abbraccio cosmico insieme a tutto l’universo: Creatore e creatura stretti per l’eternità in un abbraccio di gioia eterna.

  • All’inizio del mio mandato ho voluto introdurvi, in occasione delle nostre

Giornate di spiritualità, alla storia della Chiesa, perché conoscessimo la Madre, l’albero sul quale siamo germogliati.

Abbiamo parlato dei primi concili, delle eresie che funestarono ed arricchirono il nascere ed il camminodel cristianesimo, degli ordini monastici e secolari che le contrastarono, della Riforma protestante e della Rinascita cattolica.

Abbiamo condiviso momenti difficili vissuti dalla Chiesa giudicandoli tenendo presente la mentalità e la storia di quei tempi, tenendo sempre distinta la verità di fondo su cui immerge le radici la nostra fede, da tutti quegli orpelli legati ai tempi ed agli uomini che hanno generato tanti errori e tanti strappi all’abito della Chiesa di Cristo. Una Chiesa obbligata a navigare in un mare con flutti spesso tumultuosi, con un equipaggio non sempre all’altezza della missione affidatagli, ma con al timone sempre la mano ferma del Cristo.

Una storia meravigliosa, piena di luci ed ombre, che ha attraversato due millenni mantenendo sempre accesa la fiamma di quella fede scaturita dal sepolcro luminoso del Cristo.

  • Oggi viviamo in una società in cui tutto è mutato; una società laica, non più

sacrale come è stata fino a pochi anni fa quando la vita di ogni giorno era scandita dal suono delle campane, una società in cui è più difficile credere ed in cui è molto cambiato il modo di credere; ma anche una società che, se vuole avere un futuro, non può fare a meno del messaggio di amore e di certezza del Cristo, in una società che lo scansa, ma che non può far a meno di Lui, perché altrimenti tutto si ridurrebbe a materia, a polvere destinata ad essere spazzata via dal vento. Una vita senza speranza, una vita che torna nel sepolcro su cui torna a rotolare la pietra che lo chiude.

Ma non è così. La pietra, una volta per tutte, è stata rimossa e nulla può più impedire che da quel sepolcro prorompa la forza della vita. Cristo è risorto e con Lui anche noi risorgiamo. In Lui siamo un solo corpo che si presenta al Padre, Lui il capo, noi le membra, forse insignificanti, ma sue membra destinate anch’esse alla gloria ed all’amore di Dio. Per questo il Cristo è venuto, si è fatto uomo, per questo è morto e per questo è risorto. Chi si potrà frapporre fra Lui e noi?

Su tutto ciò si basa la nostra fede, su questo si basa la nostra speranza, anzi, la nostra certezza.

  • Ma questa certezza non deve rimanere inerte. Consapevole di se stessa, deve

permeare il mondo.

Siamo lievito, siamo carboni ardenti, siamo luce sul candelabro.  E’ la missione che il Cristo ci ha assegnato: perpetuare la Sua presenza ed il suo Vangelo.

Un impegno grande e di immensa responsabilità che impegna tutto il nostro vivere. La parola del Cristo ed il suo esempio devono essere i nostri punti di riferimento. Ad essi dobbiamo attingere per non offrire l’immagine di un Cristo snaturato, modellato sulle nostre esigenze ed aspirazioni. Un Cristo artefatto, costruito su nostre scelte prendendo spunti a noi convenevoli, ma che non riescono a riproporre una Sua immagine veritiera. Non si può estrapolare da Cristo quello che ci piace e tralasciare ciò che ci urta. Non si può prendere il Cristo a pezzi: Egli è uno e indivisibile. O Lo prendi tutto o lo lasci stare e vai per la tua strada. E’ più onesto così.

Ma se ti vuoi chiamare “cristiano” ed essere tale, sappi che devi vivere il Cristo in ogni sua parte.

  • L’essere Cristiano comporta essere un elemento attivo nella società. Non

esistono cristiani amorfi, che dormono mentre il mondo gli scorre a fianco o gli rotola addosso.

Il cristiano è l’uomo del fare perché ha un grande messaggio da portare; un messaggio di cui il mondo, anche se non lo sa, ha tanto bisogno.

  • Un messaggio di pace, di gioia, di speranza di certezze che vanno oltre

l’orizzonte umano e lo scorrere normale delle cose.

  • Un messaggio che parla di una vita iniziata e che non avrà mai fine, di una gioia eterna promessa da un Dio che non può rimangiarsi la parola data;
  • un messaggio che parla di un fine certo e gioioso della nostra vita e che, una volta per tutte, allontana le ombre tenebrose della morte;
  • un messaggio che su una sterile tomba fa germogliare il fiore di una gioia perenne;
  • un messaggio che dice all’uomo, ad ogni uomo, quanto è prezioso agli occhi di un Dio che non ha esitato a sacrificare Suo Figlio perché la Sua creatura ritrovasse la strada dell’eterno;
  • un messaggio che parla di un Dio che ci ama e che attende pazientemente l’amore dell’uomo;
  • un messaggio di un Dio che ti invia sulla terra, ma che attende impaziente il tuo ritorno nel suo seno dal quale un tempo ha iniziato a palpitare la tua vita;
  • un messaggio di un Dio desideroso di riprendere, al termine del tuo cammino, il “soffio” che ha infuso in te agli albori della tua esistenza;
  • un messaggio che ti sussurra che non sei mai solo, ma un Dio ti segue in ogni momento della tua esistenza, come un padre sorveglia timoroso i primi passi titubanti della sua creatura;
  • un messaggio che proclama che sì Dio è l’onnipotente, il giusto, l’onnisciente, ma, soprattutto, che Dio è padre, il padre benevolo sempre pronto a perdonare nella sua infinita misericordia, sempre pronto a correre ad una invocazione di aiuto, un padre che vuole sempre il bene e la gioia dei suoi figli; un padre che dall’alto della torre scruta e gioisce al ritorno del figlio ingrato, ma pentito;
  • un messaggio che ci dice che il nostro non è il Dio che se ne sta appartato nei cieli incurante dello sorte degli uomini, ma il Dio che opera nel mondo, manda il Figlio fra gli uomini, ne fa un uomo perché si annullino le distanze che separano, perché ami, gioisca , soffra e muoia come un uomo qualunque su questa terra;
  • un messaggio che annulla le distanze tra Creatore e creatura e ne ricompone un tutt’uno in un abbraccio che non avrà mai fine;
  • un messaggio che realmente è una “buona novella”, un annuncio di speranza e di fiducia nell’immenso amore di Dio.
  • E’ questo il messaggio che il cristiano è deputato a portare al mondo. E’ il

mandato che Cristo ci ha dato: completare la Redenzione con le nostre opere; mostrare in noi al mondo quanto è buono il Signore.

Dobbiamo essere acqua di vita per un mondo spesso arido, senza nessuna speranza di un germoglio, nell’incertezza di un raccolto dopo tanto seminare.

Dobbiamo portare fiducia in un mondo dove gli uomini si guardano in cagnesco, dove l’uno ha paura dell’altro, dove si percepisce nell’altro solo la diversità e non si coglie in esso quante sono le cose comuni, quelle cose che ci legano e che fanno scorgere nell’altro la propria immagine e quella di Dio.

E’ necessario per il futuro del nostro mondo rimuovere tutto ciò che ci divide e condividere tutto ciò che ci unisce. Solo così cesseranno le guerre, le incomprensioni, le divisioni e nascerà un substrato su cui può sbocciare la pace. Alla nascita del Cristo il Vangelo dice: “Trovandosi tutto il mondo raccolto in pace”, in Betlemme, nella terra di Giuda, nacque Gesù.

Se vogliamo che un Dio torni a nascere in mezzo agli uomini, noi, che ci diciamo “cristiani”, con la nostra vita, con le nostre opere, con il nostro esempio dobbiamo ricreare un mondo di pace, di serenità, di amore gli uni gli altri e Dio tornerà a nascere tra noi.

Cerchiamolo questo “cristiano”, troviamolo, rimettiamolo sulla piazza e, dopo il nostro passaggio, il mondo sarà migliore di come lo abbiamo trovato.

 

Marino

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