#MasciToscana Incontro di spiritualità: «Vivere e morire»

La Vulgata, prima traduzione completa in lingua latina della Bibbia, rappresenta lo sforzo più impegnativo affrontato da Girolamo. Nel 382, su incarico di papa Damaso I, affrontò il compito di rivedere la traduzione dei Vangeli e successivamente, nel 390, passò all’antico testamento in ebraico, concludendo l’opera dopo ben 23 anni.

 

Il testo di Girolamo è stato la base per molte delle successive traduzioni della Bibbia, fino al XX secolo, quando per l’antico testamento si è cominciato ad utilizzare direttamente il testo masoretico ebraico e la Septuaginta, mentre per il Nuovo Testamento si sono utilizzati direttamente i testi greci. La Vulgata è ancora oggi il testo liturgico della messa in latino.

 

[ Fonte Wikipedia ] . [ San Girolamo – Caravaggio ]

 

 

«Vivere e morire»

“La grande avventura per essere venuti al mondo”

(Vallombrosa. Giornata di spiritualità 21-22 Novembre 2015)

 

 Romani 14,7-9

Apocalisse 21.1-7 (=La risoluzione di tutto in Dio)

 

All’inizio della vita c’è Dio, allo scoccare terreno dell’ultima campana Dio è presente.

Chi entra nella vita vi entra con il biglietto di sola andata, perché la vita non ha una fine, essa sprofonda nell’eternità. L’uomo è chiamato a vivere, non a morire. Nessuno può porre fine alla sua esistenza, neppure Dio lo può, perché, una volta nato, l’uomo è destinato a vivere per l’eternità. Sì, ci sarà una tappa intermedia, ma si tratta di un semplice passaggio, di un mutamento:”Vita mutatur non tollitur”, dice la liturgia, perché nell’uomo coesistono, e lo fanno esistere, corpo ed anima. Il corpo, composto di materia, seguirà la sua legge e si dissolverà; l’anima, entità spirituale, non può conoscere la dissoluzione, continuerà un cammino diverso nei sentieri dell’eternità. “Non temete coloro che possono uccidere il corpo, ma non possono uccidere l’anima.” Nessuno può annientare l’altro, neppure te stesso: puoi privare l’altro e te stesso di un corpo, ma l’anima è destinata a tornare alla sua fonte, Dio.

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Marino da Arezzo

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