«Misericordia voglio e non sacrifici.» (Os.6,6)

«Misericordia voglio e non sacrifici.» (Os.6,6)

 

Anche l’uomo comune, distratto dalla vita di ogni giorno e dai suoi problemi, capisce che nella Chiesa qualcosa sta cambiando, anzi, è già cambiato.

Questo Papa, venuto dalla fine del mondo, sta riportando la barca di Pietro sulla rotta originaria, quella impostata dal Cristo cui si ispira..   Quanti fronzoli stanno cadendo, quante false concezioni della sua missione stanno naufragando! L’essenza di Dio torna ad essere l’amore e, come conseguenza, la Sua misericordia. Dio vuole la salvezza dell’uomo, ad essa si dedica con tutto se stesso fino a mettere a disposizione di essa il proprio Figlio. E’ un Dio che dà la vita, non la morte. La sua giustizia, che solo Egli comprende, è una giustizia misericordiosa. Il nostro Dio è il padre misericordioso del figliol prodigo il cui unico desiderio è che il figlio ritorni per far festa tutti insieme. E’ il Dio dell’attesa, attesa di un gesto di pentimento pronto a trasformarlo in un’occasione di gioia.

E’ su questo Dio che la Chiesa si deve conformare se non vuol tradire il Suo mandato. Non vuole la chiesa delle condanne il Cristo, la chiesa dei giudizi più o meno personali, la chiesa degli anatemi verso i suoi figli; una chiesa delle certezze assolute delle quali si dice garante; una chiesa che con una spada divide nettamente i buoni dai cattivi, la luce dalle tenebre; una chiesa della condanna; ma una chiesa della misericordia, dell’accoglienza, del perdono.

La chiesa che il Cristo vuole è quella che tiene spalancate le porte verso tutti, senza pregiudizi, è la chiesa che ti fa sentire a casa tua dove nessuno ti vuol giudicare, ma tutti si danno da fare per fugare le tue incertezze, le tue paure. E’ la chiesa dell’accoglienza che vede in te il suo Signore ramingo per il mondo in cerca di un po’ di affetto, di comprensione, di sollievo.

E’ una chiesa nuova quella di Francesco, una chiesa antica e nuova allo stesso tempo: antica perché così la volle il Cristo tanti secoli fa; nuova perché sfrondata di tutto quello che il passare dei secoli le ha attaccato addosso fino a celarne la sua essenza.

Da buon potatore Francesco sta ripulendola da rami inutili, secchi, che succhiano con grave danno la sua linfa, rami che il tempo e gli uomini hanno fatto spuntare. Così le rende il suo antico vigore e le ridona quel suo aspetto originale in cui Cristo potrà riconoscere la sua Sposa.

 

Marino da Arezzo

 

Print Friendly, PDF & Email