“Non c’è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di aver paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare.”

Sui passi di Don Peppe Diana… 
Io, Zucca Domenico e Franco Norfini c’eravamo!

Quando da Formia, al termine del Lazio, inizia la Via Domitiana che porta verso la Campania, il paesaggio cambia: i colli lasciano spazio a una piana sconfinata, che termina solo alle pendici del Vesuvio, e la costa mozzafiato muta in distese sabbiose, su cui arrivano diretti i campi dei contadini.

Campi su cui crescono scheletri di case spoglie, fatte di mattoni senza intonaco, oppure solo di cemento. Si arriva a Mondragone e si respira a pieni polmoni l’aria campana, si prosegue verso Castel Volturno, e il paesaggio cambia ancora, ma sullo sfondo offuscato dall’umidità si intravede il Vesuvio, pochi minuti e si arriva a Casal di Principe.

Già dalla superstrada si vedono interi quartieri di case recitate ma costruite a metà, ci sono sempre i campi coltivati, e tutto d’intorno solo il suono dei clacson. Entrando nel paese le strade sono strette ma a doppio senso, ai lati della strada non c’è marciapiede, iniziano subito i campi, ma il confine è delimitato dalla spazzatura.

È così che ci saluta la Terra dei Fuochi, cioè Casal di Principe: terra di camorra, terra di speranza.

Siamo arrivati a Casal di Principe venerdì 15 marzo, tre capi scout del gruppo scout AGESCI Livorno 10 e MASCI Livorno 2 hanno preso il proprio zaino e sono partiti da Livorno, per celebrare il ricordo di una persona che quella terra l’ha lasciata davvero più bella: Don Giuseppe Diana, prete e assistente scout di Casal di Principe, barbaramente ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994, nel giorno del suo onomastico.

Don Peppe per la prima volta ha avuto il coraggio di parlare in modo netto e di agire contro la Camorra, per dare più opportunità di riscatto a questa terra: nel Natale del 1991, aveva scritto e promosso un appello chiamato “in nome del mio popolo”, in cui denunciò le malefatte della camorra, chiedendo alla Chiesa e a tutti i cittadini di Casal di Principe di prendere una posizione chiara contro i clan.

Ma non solo, Don Peppe Diana è stato anche scout: con il suo impegno ha fondato l’Opera Pellegrinaggi dei Foulard Blanchi, e ogni anno partiva per Lourdes o Loreto ad assistere gli ammalati con alcuni volontari scout. È per questo profondo legame che gli scout dei Foulard Blanchi hanno organizzato insieme all’AGESCI e al MASCI, una tre giorni in sua memoria.

Una tre giorni densa di attività e di incontri arricchenti, che ha visto la partecipazione di quasi 100 scout, accorsi numerosi da Campania, Calabria, Toscana, Piemonte, Emilia Romagna e altre regioni d’Italia, e si è conclusa con una marcia nel centro del paese. 

In questi tre giorni abbiamo avuto testimonianza di cosa significhi vivere in una terra di camorra, una terra che è stata inquinata da chi ci vive, con un fine di lucro e potere, una terra in cui vigeva una vera e propria dittatura militare: quella del Clan dei Casalesi.

Una dittatura che ha fatto morti ogni giorno, lasciando per la strada il sangue di innocenti e colpevoli, con uno dei tassi di omicidio più alti d’Europa. Ma Casal di Principe non è solo terra di Gomorra, come è stata definita, ma è anche terra di speranza e riscatto.

Nel corso della tre giorni abbiamo avuto tantissime testimonianze di chi ha conosciuto Don Peppe, di chi ha lottato con lui e di chi, dopo la sua morte, continua a far germogliare i frutti del suo martirio giorno dopo giorno.

In questa tre giorni abbiamo incontrato i suoi ragazzi, il suo ex Parroco, sua madre, i suoi parenti più stretti, sua cugina, che adesso è assessore, il Vescovo di Aversa, i suoi scout, il giornalista anti-mafia Sandro Ruotolo, e altri testimoni. Ci siamo fermati per strada a parlare con le persone, abbiamo cantato per le strade sfilando per il centro della città: tra gli sguardi attoniti dei presenti, dalle sale scommesse fino alle ville blindate da cemento e telecamere ai portoni.

La cosa che più sembra evidente e che colpisce dritta al cuore, è che Don Peppe ha lasciato un vuoto immenso, lo si sente, lo si vede nelle lacrime di chi ci racconta aneddoti di vita, nel calore con cui ci ha accolti sua madre a casa, negli occhi dei suoi ex parrocchiani.

Però Don Peppe non se n’è andato, può sembrare un paradosso, ma ora lui vive più che mai. Il giorno della sua morte il Vangelo che avrebbe dovuto leggere era quello della parabola del seme, che finché non muore non dà frutto, sembra uno scherzo della provvidenza, ma è proprio così: la sua morte come un seme ha dato grandi frutti.

Quel giorno Casal di Principe si è svegliata, il suo popolo ha reagito: e in pochi anni hanno arrestato i principali membri del clan dei Casalesi, lo stato ha sequestrato e poi ceduto i loro beni a cooperative sociali, una tra queste è il nuovo Centro Don Peppe Diana.

A sentirle parlare le persone vicine a lui, ci si sente investiti di una grande positività, di una gioia di vivere, tutta in stile napoletano. È un gran dono per noi aver fatto questi incontri, e unirci l’ultimo giorno alla marcia di quasi 10.000 scout, venuti da tutta la Campania e da tutta Italia per testimoniare un impegno di pace e giustizia.

In questi giorni, camminando sui passi di Don Peppe abbiamo fatto testimonianza del Vangelo dei discepoli sulla via di Emmaus: i discepoli camminano stanchi dopo la grande delusione della morte dell’uomo per cui avevano lasciato tutto, sono tristi e stanchi per l’ennesima delusione, ma a fianco a loro si avvicina un uomo, che cammina con loro e parla con loro.

Mentre parla quell’uomo fa ardere loro il cuore, li appassiona, li sprona, poi proprio quando lo riconoscono quell’uomo se ne va. Adesso non tocca più a lui, adesso tocca ai suoi discepoli camminare sulla sua strada, aprire nuove vie, sempre con il cuore che arde. Il cristianesimo non è un altare da incensare, ma una camminata sul far della sera, come una camminata di quelle che Don Peppe amava fare con i suoi scout.

Casal di Principe non è solo terra di inquinamento e camorra, Casal di Principe è terra di speranza e di riscatto, lo testimoniano i quasi 10.000 scout che domenica hanno manifestato per le vie del paese, con canti di gioia e sorrisi stampati sul volto, scout di ogni età: sono loro il vero miracolo di Don Peppe Diana.

Noi torniamo a casa domenica sera, stanchi ma felici di questa esperienza campana, così anche noi abbiamo deciso di portare un po’ di questo spirito nella nostra terra, e per questo le Comunità MASCI Livorno 1 e MASCI Livorno 2, insieme al Gruppo scout AGESCI Livorno 10°, con la collaborazione della Commissione per la Pastorale giovanile e dell’Ufficio Scuola della Diocesi di Livorno, organizzano “Per amore del mio popolo”, una conferenza per ricordare il 25° anniversario della sua morte.

La conferenza sarà il giorno venerdì 29 marzo 2019 alle ore 21:00 presso il salone Parrocchiale della Chiesa di San Giuseppe, in Piazza 2 Giugno 14.

Nel frattempo preghiamo per Don Peppe, per il suo popolo e per la sua causa di canonizzazione come primo martire scout.

Simone bacci

Livorno 10°

Print Friendly, PDF & Email