Non chiedetemi misericordia

Non chiedetemi misericordia

 

No, non ne ho più. Per tanto tempo ho fatto, e continuo a fare, esercizi di tolleranza, di accoglienza, di comprensione e di tutto quant’altro sa di buono, ma ora il vaso è colmo e il mio ha traboccato furiosamente, come furiosamente i pazzi criminali di Parigi hanno trucidato senza pietà i tanti giovani il cui unico interesse (e non colpa) era di trascorrere alcune ore in una tranquilla serata musicale. Giovani che dovevano impersonare il nostro futuro, il futuro del mondo occidentale con i nostri valori, la nostra cultura, il nostro essere cittadini di un sistema di convivenza civile mutuato da secoli di storia europea e non solo. Sono gli stessi criminali che hanno messo l’esplosivo facendo precipitare e disintegrare oltre duecento persone nel charter russo.

I pazzi assassini hanno agito in nome di un Dio: questo è il paradosso! Il nostro Dio tutto accoglie e tutto perdona, ma ne esiste forse un altro che, al contrario, tutto cancella e tutto distrugge? O non sono gli uomini malvagi che, in nome di ideologie distorte e fuorvianti, sono disposti a sacrificare le loro giovani vite nella vana speranza di prevaricare con la forza brutale la nostra dignità di persone e mortificare il nostro vivere in pace?

Da decenni oramai assistiamo al lento e continuo migrare verso le sponde europee di popolazioni in fuga da miseria, guerre e terrore, e da decenni gli europei – e diciamocelo tranquillamente, noi italiani – abbiano accolto a braccia aperte, al limite della sopportabilità numerica, persone diseredate, famiglie smembrate, sventurati a cui non rimaneva che il ricordo delle loro vite passate in terre, seppur povere, ancora ospitali e che, se non altro, costituivano il loro patrimonio radicato di tradizioni e cultura, di vincoli familiari, molto spesso naufragati anche nelle acque mediterranee. Ad essi va la mia misericordia, la mia compassione in nome della solidarietà e dell’accoglienza a cui faccio appello con l’atteggiamento convinto di cristiana e di scout.

Tuttavia per troppo tempo in Italia, e forse anche in altri paesi europei, una certa cultura politica e il buonismo imperante hanno fatto sì che certi nuclei islamici qui insediatisi da tempo – ovviamente non tutti – siano stati accolti con grande (troppa?) tolleranza, che si sia passati oltre, si sia “sorvolato”, nella convinzione di essere nel giusto, di avere una cultura superiore che però ci ha fatto accogliere “cani e porci”, che in alcune moschee predicano l’odio razziale, culturale e chi ne ha più ne metta, al fine del completo annientamento di tutto quanto ci appartiene in valori e principi. Tra questi, il valore immenso di un crocifisso che alcune volte viene occultato per “non disturbare” coloro qui accolti che potrebbero esserne inquietati in nome di uno pseudo ecumenismo di una religione che invoca distortamente quel Dio islamico succitato. Io non abdico a questi miei valori che fanno parte della mia cultura religiosa e che nessuna “guerra santa” potrà scardinare.

Anni fa, quando chiesi in giro perché atterrando a Fiumicino trovassi una moschea ad uso dei viaggiatori islamici, mentre nell’aeroporto di Rabat in Marocco avrei voluto – per reciprocità – ci fosse una cappella dove anch’io cattolica avrei volentieri ringraziato il mio Dio, da alcuni fui quasi tacciata di demagogia, perché noi siamo superiori e abbiamo una cultura più elevata. Quella cultura che ora vorrebbe essere annientata proprio da tanti di coloro che abbiamo accolto a braccia aperte sottovalutando un pericolo che negli anni si è dimostrato lampante.

E’ altresì vero che il tema dell’accoglienza è un tema complesso: non si può accogliere tutto e tutti; c’è bisogno di un filtro che sappia riconoscere il più possibile chi te la chiede con cuore sincero e chi te la chiede con secondi fini. Non è una cosa semplice. Certo, in noi deve essere presente il monito del Cristo: “Ero straniero e mi avete accolto”, ma non ogni straniero chiede il bene ed è disposto a darlo.

Papa Francesco proprio oggi ha detto di non tenere alcuna porta chiusa, la Chiesa spalanca le sue porte. Ciò non toglie che i fatti di Parigi non debbano suscitare dolore, timore, incredulità, prudenza da parte di colui che ti tende la mano e tu l’afferri per ucciderlo. Il cristiano deve essere misericordioso, ma non stupido. “Siate prudenti come serpenti”, diceva, e la prudenza è una delle virtù che la Chiesa ci raccomanda. Ma certamente non si può ricambiare odio con odio: si darebbe il via ad una spirale che ci farebbe vedere in ogni diverso un nostro nemico. Tuttavia, sotto ancora l’effetto traumatico di quanto è accaduto, sono sentimenti condivisi da molti, ma che non debbono sfociare in odio latente verso i molti, anche musulmani, che sono vittime di questi fatti.

E’ purtroppo vero che il clima di paura e di sospetto che si è insinuato nella gente, non solo dopo i fatti tremendi di Parigi, fa sì che l’accoglienza, il sorriso non si possano più accordare spontaneamente, come avremmo fatto tempo fa, a chi ci passa accanto e che ha una carnagione olivastra o scura, magari suo malgrado, e ci fa temere che possa essere un terrorista o un magari un balordo, in questo caso non necessariamente straniero o islamico. L’atteggiamento un tempo aperto e spontaneo ora è diventato a volte ritroso e sospettoso.

La pacifica convivenza è un difficile traguardo da raggiungere nel mondo e la misericordia un esercizio da praticare assiduamente verso chi la merita, più raramente verso criminali assetati di sangue.

Arriva opportuno l’Anno della Misericordia di Papa Francesco, che con la sua lungimirante e disarmante dolcezza, spero ci illumini – me in particolare – per affrontare e risolvere anche questi miei personali dilemmi che mi hanno posto di fronte a comportamenti così inquieti – una volta imprevisti o impensabili – e che ora, con cuore aperto, cerco di sopire in nome della mia religione e della mia cultura.

Anna da Prato

 

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