“Non è qui. E’ risorto.”

Poche parole per un grande evento! Un evento che scompagina la storia dell’uomo.

“Non è qui.” Quante volte cerchiamo Dio dove non è. Quante volte ci creiamo un Dio a nostra immagine e somiglianza e addossiamo a Lui i nostri limiti, i nostri desideri, il nostro modo di vedere le cose. Facciamo di un Dio un “ alter ego”, ricettacolo di tutti i nostri difetti.

E’ difficile capire l’agire di Dio se lo vogliamo far ragionare come noi uomini. Dobbiamo cercarlo da un’altra parte. “Non è qui.” E’ l’uomo figlio di Dio, non Dio figlio dell’uomo.

Anche sul Golgota credevamo di aver crocifisso un uomo ed, invece, avevamo crocifisso un Dio. Dobbiamo imparare, anche dopo duemila anni di cristianesimo, a riconoscere Dio. Chissà che non sia l’ignoranza a salvare l’umanità! “Perdona loro, perché non sanno quello che fanno.”

“Non è qui. E’ risorto.” In un furioso duello la vita ha sconfitto la morte, e questo per sempre. “Il re della vita, che era morto, regna vivo”, canta la liturgia pasquale.

Ed in questa affermazione c’è tutto l’orgoglio di appartenere ad un Dio che non muore, ad un Dio dal quale anche noi attingiamo la gioia di una vita perenne che Lui ci ha promesso.

“Ma se Cristo è risorto, anche noi risorgeremo”, proclama entusiasta San Paolo. Anche noi apparteniamo alla famiglia dei risorti, anche la nostra tomba si scoperchierà sotto l’effetto del soffio di Dio. Oh sì, la morte è presente sul mio cammino, ma avrà vita breve, perché, come il mio Dio, anche io risorgerò.

E’ l’annuncio del Cristianesimo al mondo. Un annuncio gioioso di speranza e di certezza. Molti si daranno da fare per farla apparire un’illusione, ma noi sappiamo che non è così. La nostra vita è piena di luce, perché anche la nostra morte risplende.

Lasceremo queste poche cose che ci circondano, ma per sfociare in un mare di luce, di gioia, di ricchezza assicurato dalla visione del nostro Dio. Non ci accontenteremo più di una scintilla di Sole, ma sprofonderemo nella sua fornace d’Amore ove ogni lacrima sarà asciugata, ogni pena sarà cancellata.

E tutto questo è sancito da quelle poche parole: ”Non è qui. E’ risorto.” La Chiesa, nei suoi riti meravigliosi, sottolinea questa gioia inesprimibile. 

Quest’anno tali riti taceranno, ma la realtà resta. Sono riti che manifestano esteriormente una profonda gioia interna.
In questa calamità che ci ha colpito siamo chiamati a far esplodere internamente la gioia che tali riti manifestano.
Quest’anno la nostra chiesa sarà la nostra casa, i fedeli i nostri familiari, i canti le grida di gioia dei nostri bambini. Ciò che non dovrà cambiare è la gioia che promana dal Cristo risorto.

Marino


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