Partimmo ragazzi, tornammo uomini

Servire
Servire significa sacrificare il proprio piacere o convenienza per dare una mano a coloro che ne hanno bisogno. Ebbene, se tu metti in pratica il servizio degli altri, giorno per giorno, nelle piccole cose come nelle grandi, ti renderai conto di stare sviluppando in te quella scintilla d’Amore finché diventerà talmente forte da sollevarti gioiosamente al di sopra di tutte le difficoltà e noie della vita; ti sentirai al di sopra di esse, sei pieno di buona volontà verso gli uomini, e la coscienza, la voce interiore, ti dice: “Ben fatto!”.
“La strada verso il successo”
Baden Powell

 

LONGARONE. Molti di loro non avevano neanche vent’anni, quando scelsero di partire per offrire il loro aiuto nei giorni successivi al disastro del Vajont. A loro toccò uno dei compiti più strazianti: il recupero delle salme, la loro ricomposizione e deposizione prima nelle casse, poi nel cimitero di Fortogna.

E soprattutto gli venne chiesto di stare vicino ai partenti delle vittime, per aiutarli nel riconoscimento dei loro cari, e offrire parole di conforto, se mai se ne fossero trovate. Erano scout, provenienti da mezza Italia, la gran parte dal Veneto. Erano rover: in quella fascia d’età nella quale lo scoutismo educa al senso profondo del servizio.

E ad essere sempre pronti.

 

Quegli scout ragazzini diventati grandi sul Vajont

A 50 anni dal Disastro del Vajont, il racconto della missione degli scout umbri

 

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