Puer natus est

“Un bambino ci è nato ed un figlio ci è dato” canta la liturgia del Natale per ricordarci l’impossibile che diventa possibile. Si muove il Cielo e viene incontro alla terra in un abbraccio che li riconduce all’inizio della creazione.

A Natale è necessario fermarsi un attimo a pensare ed a prendere coscienza del mistero. Bisogna attenuare tutte le luci, ridurre a mormorio le grida, ritrovare, almeno per un momento, un angolo di quiete e di pace dove dimenticare tutto e fissare la nostra mente su questo incontro tra l’umano ed il divino in cui il divino assume in sé l’umano e lo vivifica, lo santifica, lo fa un tutt’uno con Lui.

L’aspirazione dell’uomo fin dall’antichità è stata quella di scalare la divinità, partecipare della sua natura e della sua potenza, ma sempre invano: troppo il divario, troppo limitate le risorse dell’umano.  Ed allora, nel nostro Natale, è Dio a prendere l’iniziativa: visto che noi non potevamo salire a Lui, è Lui che si piega e si protende verso di noi assumendo la nostra natura umana  ed associandola alla sua natura divina.

O incommensurabile mistero di Dio innamorato dell’uomo!

O gesto impensabile che solo un Dio poteva realizzare!

 

Il mondo ci distrae da tutto e ci allontana dal nostro pensare. La vita frenetica che caratterizza la nostra esistenza ricopre di cenere le verità più belle, l’essenza della nostra storia ed il futuro dei nostri giorni. Siamo uomini del presente che stanno con lo sguardo fisso a terra e non conoscono più la gioia di levarlo verso il luminoso orizzonte che ci si allarga dinanzi. Guardiamo le piccole cose e ci lasciamo incantare da esse, ma il nostro spirito tende a qualcosa di più grande, di più infinito, di più eterno.

E tutto ciò è racchiuso in quel bimbo che ci è nato, che ci è stato donato, che nella sua pochezza riassume l’infinita potenza, l’infinito amore di Dio per noi.

O Figlio dell’Altissimo, guarda a questi uomini che hai voluto prendere come fratelli, guorda a chi soffre sulla via dell’esilio, sulla sabbia del deserto, sulle onde dei mari in cerca di una vita degna di questo nome; guarda a chi trascorre i suoi giorni sotto il tuonare delle bombe incerto della propria esistenza in ogni momento; togli l’odio dal cuore degli uomini, odio che si sfoga sui propri simili torturandoli, schiavizzandoli, uccidendoli anche in nome tuo; dona la pace a chi ti cerca con cuore sincero, a chi percorre con fatica la strada della vita con lo sguardo rivolto a Te; a chi cammina nelle tenebre e nell’ombra di morte dona la tua luce che irradi il loro cammino.

A tutti dona la tua pace e la speranza di riunirsi un giorno con Te nell’abbraccio eterno e cosmico della divina Trinità.

Santo Natale.

Marino da Arezzo

 

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