Veglia alla luna

Veglia alla luna

“Che fai tu luna in ciel, dimmi che fai, silenziosa luna?”

Alle orecchie ed agli occhi volutamente chiusi del poeta la luna non dà alcuna risposta. Tace. Se ne rimane immobile nel cielo, muta, fredda, impalpabile. Senza nessuna emozione. Ossia, lei direbbe tante cose, parlerebbe di un universo magnifico in cui galleggia e di cui fa parte.
Parlerebbe di un grande progetto di amore pensato e realizzato per l’uomo; parlerebbe di tante altre cose.
Ma perché parlare se davanti a te sta uno che domanda e poi si chiude gli occhi e le orecchie per non sentire e percepire risposte?

A noi, che chiediamo e siamo desiderosi di sapere, la luna parla in questa immensità di silenzi e di luce.

“Cosa faccio?”

Rifletto in voi il sorriso del mio Creatore; quella luce che squarciò un giorno le tenebre del caos e portò ovunque la vita.
Stempero per gli uomini la luce di Dio, perché non chiudano gli occhi per la sua intensità, ma la godano liberamente nei silenzi notturni.

Ricordo a tutti che, anche se scende la sera, anche se nella loro vita sembra qualche volta tutto oscurarsi, la luce di Dio è sempre presente. Attenuata, forse, ma per poterla meglio percepire, per sentirla ancora più vicina ad essi.

E’ una luce che non disturba, che non brucia. E’ una luce che accarezza e che rischiara, che squarcia le tenebre ed accompagna colui che si è messo in cammino su una strada accidentata, la strada della vita.
Rivela gli inciampi, abbatte i pericoli, dà serenità alle menti ed ai cuori.

E’ una luce discreta che non si impone; si offre a chi vuol farsi illuminare da Lui.

E’ la luce di un Dio che bussa prima di entrare e sta rispettoso in attesa di un tuo assenso.

E’ una luce silenziosa, non squarciata da lampi improvvisi, una luce discreta che si offre a chi la desidera e sfiora soltanto chi la rifiuta.

E’ una luce che ti penetra e ti chiede di fare un po’ di strada con te.

E’ una luce che consola l’anima in modo quasi impercettibile, con una voce vellutata che non sai da dove viene, finché non scopri che sgorga dal tuo profondo, che è là fin dal tempo della tua venuta al mondo.

E’ una luce paziente, che sa attendere, che sa aspettare che tu ti rivolga a Lei prima di suggerirti il suo pensiero per te.

E’, insomma, il sorriso del tuo Dio.”

Marino da Arezzo
Sardegna: Monte Gonare 9 Giugno 2017

 

In onore alla terra che ci ha ospitato.

 

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