….Risuscitò

Sì, è proprio così. Risuscitò, e si adempirono le Scritture, e si unirono di nuovo il
Cielo e la Terra ed, anche se gli uomini non se ne accorsero, il mondo tornò a Dio e
Dio al mondo. Tornò a splendere un arcobaleno che nessuno poteva ormai
infrangere né l’uomo, né Dio.

E’ grande ed imperturbabile il mistero della Pasqua. Quei giorni che vanno dalla
domenica delle Palme alla domenica di resurrezione sono pregni di significato e
testimoniano il compimento dell’avventura che Dio aveva iniziato con l’uomo fin dai
tempi del Paradiso Terrestre. Una porta sbattuta dall’uomo e sbarrata da Dio quel
giorno, un pietra di sepolcro ribaltata oggi.

Nel mezzo c’è stato da parte di Dio un rincorrere continuo della sua creatura che
fuggiva qua e là dimenticandosi della sua misericordia. Il tutto preparato
dall’invenzione del Sacramento dell’amore nell’ultima cena, da una croce sul
Golgota che spalanca le braccia per abbracciare il mondo. L’uomo della croce si
ripresenta alla Maddalena come Dio di luce nel giardino del sepolcro ed una tomba
vuota grida ad ogni uomo che la morte è un passaggio, che l’uomo non è fatto per
essa, ma per la vita. E’ una sosta nel suo cammino, una sosta per guardare indietro
al cammino fatto per poi correre avanti e tuffarsi nell’eternità.

La Pasqua supera ogni dolore dell’uomo, ogni preoccupazione, ogni incertezza. Il
male commesso nel mondo, tenebra profonda, lascia il posto improvvisamente alla
luce abbagliante del Risorto e tutto riacquista un senso. L’uomo non può scalfire la
gloria e la redenzione del Cristo, neppure con le sue indegnità più profonde. Cristo
regna comunque e può farlo sia da una croce, che da un sepolcro violato.

Così Egli è la nostra speranza, direi, la nostra certezza, l’assicurazione della nostra
salvezza. Tutto torna a Lui. Egli è l’alfa e l’omega, il principio e la fine, in Lui tutto si
ricompone. In Lui e c on Lui l’uomo torna ad essere il protagonista della meravigliosa
storia del mondo dove ognuno porta la sua pietra, piccola, se vuoi, ma necessaria
perché il disegno previsto da Dio venga completato. E questo senza nostro merito,
ma grazie alla Sua misericordia che ci ha voluto associare nella realizzazione di una
così grande impresa.

E’ la Pasqua del Signore, ma è anche la nostra Pasqua, perché in Lui torniamo a
risorgere dal momento che per mezzo di Lui le nostre piaghe sono state risanate.
Ora anche noi splendiamo come il Cristo e Dio non fa più fatica a riconoscerci come
figli suoi. Ora gli somigliamo, ora siamo veramente un tutt’uno con Lui.

Perciò carissimi, Buona Pasqua e siate felici di quella felicità che solo Dio sa dare.
Marino

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Riflettendo sulla croce

Riflettendo sulla croce

Se la resurrezione è la manifestazione più alta della potenza di Dio, la crocifissione
costituisce il suo atto supremo d’amore. Aveva mille altre soluzioni per redimere
l’uomo, ha scelto di aprire le braccia e farci dono di sé.
Una volta varcata la soglia del cenacolo inizia la solitudine di un uomo e di un Dio. I
suoi “amici”, così li aveva chiamati poco prima, si abbandonano al sonno. Nessuno di
essi riflette a ciò che da poco hanno vissuto, nessuno riesamina le parole che ha
pronunciato, parole in cui, oltre a grandi verità, ha calato tutto il suo cuore. Nessuno
richiama alla mente quella commozione con la quale un Dio si preoccupava per loro,
per il loro futuro, li raccomandava al Padre. Hanno sonno e dormono.
E Lui si discosta un tiro di sasso ad ubriacarsi della sua solitudine: solo davanti al
peccato del mondo, solo sotto il suo fardello. E’ questa solitudine il dolore più
grande, è questa lotta tra un Dio e la sua negazione, il male, l’evento cosmico più
impressionante al quale il mondo addormentato è chiamato ad assistere.
Ma almeno qui c’è suo Padre, anche se percepisce che anche Lui si sta allontanando.
Tuttavia lo sente ancora come una presenza a cui rivolgersi, a cui attaccarsi:
“Padre, allontana da me questo calice”
Un attimo di cedimento, di nausea per tutto ciò che rappresenta; ma subito si
riprende:
“Ma non la mia, ma la tua volontà”
E verrà anche il momento della croce, e là si sentirà un attimo abbandonato
veramente da tutti e, soprattutto, da suo Padre che non riconosce in quell’essere
per meato a tal punto dal peccato del mondo fino ad incarnarlo, il Figlio suo
prediletto, a Lui consustanziale. Ed esplode il grido più drammatico che la storia
conosca:
“Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”
Dio abbandonato da Dio! Levato tra cielo e terra è deriso da questa mentre il Cielo
resta muto. Non si ripeterà mai più un dramma così terribile e misterioso nella storia
del mondo. Un dramma davanti al quale si resta interdetti intuendone la gravità e
non riuscendo a spiegarsi il come. Una cosa è certa: il Cristo, così levato tra cielo e
terra, può veramente chiedere:
“O voi tutti che passare per la strada, fermatevi e vedete se esiste un dolore simile al
mio dolore.”

Il dolore dell’anima è tale che quello del corpo è ben poca cosa. Molti al suo tempo
e nei secoli successivi hanno visto in quel crocifisso la fine di tante speranze; anche i
discepoli:
“…ma noi speravamo…”
Dicono i discepoli di Emmaus; hanno visto il fallimento di un illuso, un semplice, uno
che non conosce le cose del mondo; hanno visto la prova di una dottrina non vera e
la vergogna per chi lo ha seguito.
Eppure quel crocefisso, che lo si voglia o no, è il ponte steso tra Dio e gli uomini; è
un passaggio ricostruito, rifondato “sopra una pietra stabile”. Nulla lo potrà più
abbattere e chi vuole può percorrerlo per tornare al suo Dio.
Così la croce, lontano dall’essere il legno della vergogna, rappresenta il vessillo della
vittoria (Cor. 1,22-25).
Siamo stati redenti da un Dio crocifisso e ricongiunti alla divinità dalla quale ci
eravamo staccati, dall’amplesso di quelle braccia inerti:
“Quando sarò innalzato trarrò tutto a me”
Aveva detto. Nello squallore di quella croce sta la resurrezione dell’uomo. Ed allora
essa non è più un macabro strumento di martirio, ma diviene, come canta la Chiesa:
“Talamo, trono ed altare al corpo di Cristo Signore.”
Non è la sua tomba, non è il suo patibolo: è la sorgente da cui erompe la
resurrezione di Cristo e la nostra: è la sorgente di una gioia perenne.
Marino

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Una giornata dedicata alle Scritture

“La Bibbia – scrive il Papa – non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. Essa appartiene, anzitutto, al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola. Spesso, si verificano tendenze che cercano di monopolizzare il testo sacro relegandolo ad alcuni circoli o a gruppi prescelti. Non può essere così. La Bibbia è il libro del popolo del Signore che nel suo ascolto passa dalla dispersione e dalla divisione all’unità. La Parola di Dio unisce i credenti e li rende un solo popolo.”

È con questo spirito che il MASCI – Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani – di Livorno ha organizzato,presso la chiesa di Santa Giulia,una lettura continuata della Parola di Dio che si è protratta ininterrottamente dalle 10:00 di sabato 22 fino alle 9:30 di domenica 23 gennaio 2022.

Questa iniziativa pone le basi due anni fa, quando il MASCI organizzò un evento analogo con la lettura integrale del Nuovo Testamento, registrando un buon numero di adesioni, sostanzialmente in linea con quello di quest’anno, mentre lo scorso anno non fu possibile svolgerla a causa della pandemia, ma l’idea sarebbe quella di rendere questa ricorrenza continuativa nel tempo. Nello specifico l’iniziativaquest’anno ha attirato circa 50 uditori e ben 70 lettori, che si sono dati il cambio nel leggere i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli e alcuni libri dell’Antico Testamento, come i Proverbi e i Salmi, libri che gli organizzatori hanno ritenuto essere più vicini alla sensibilità dell’uomo di oggi.

La data scelta dal MASCI ha un significato ben preciso: si pone all’interno della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e ha coinciso con la Giornata della Parola di Dio – la terza domenica del tempo ordinario –, recentemente istituita da Papa Francesco: una giornata interamente dedicata alle Scritture, “per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene dal dialogo costante di Dio con il suo popolo”. Per questo è stato chiesto a chiesto al Vescovo Simone Giusti di inserire l’iniziativa fra le celebrazioni diocesane della Giornata della Parola, e Monsignor Giusti ha accettato di buon grado, venendo personalmente a prendere parte alla lettura, come già fece due anni fa.

La proposta del MASCI era però aperta a tutta la città: a credenti e non, di qualunque confessione e tradizione, anche scettici e curiosi di fermarsi ad ascoltare qualche brano letto. In effetti un valore aggiunto per il successo della lettura continuata è stato il fatto che la chiesa di Santa Giulia, per tutta la durata dell’iniziativa, si è confermata una meta privilegiata per i molti livornesi che durante tutta la giornata si sono fermati per una preghiera alla Santa Patrona e alla Vergine Maria, fatto questo, da cui si evince una grande religiosità popolare viva nei livornesi.

Su questo un ringraziamento fondamentale per il successo dell’iniziativa va alla Confraternita di Santa Giulia, che ha messo a disposizione la chiesa senza chiedere niente, dimostrando un grande spirito di carità cristiana.

Quella del MASCI è un’esperienza adulta di scoutismo orientata al servizio, una realtà che è presente nella nostra Diocesi con due comunità presso la parrocchia Nostra Signora di Fatima, e il cui assistente ecclesiastico, Don Matteo Gioia, è parroco della stessa parrocchia di Corea.

Chi fosse interessato a saperne di più sull’esperienza del MASCI può contattare Domenico Zucca all’indirizzo di posta elettronica domenicozucca1956@gmail.com oppure al numero di telefono: 3394418436.

Comunità Masci Livorno

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Giornata di Spiritualità – Lucca 2021

SINODO: Una Chiesa in cammino

“Sinodo” vuol dire : fare strada insieme. E fare strada insieme vuol dire:

  • Comprendere tutti.

 Ci arrocchiamo spesso nel nostro modo di pensare supponendolo presente anche negli altri o, diversamente, con tanta voglia di volerglielo imporre. Ma fare strada insieme vuol dire saper ascoltare l’opinione altrui per conoscere meglio il tuo interlocutore, valutare i valori presenti nel suo modo di vedere le cose, valori che ti possono arricchire, anche se non vuol fire uniformarti a tutto quello che dice.

Confrontarci vuol dire non escludere nessuno, vuol dire prendere tutto ciò che vi è di buono negli altri, perché il bene si trova ovunque.

Vuol dire anche controbattere e cercare di convincere là dove palesemente si anida un errore.

L’altro è un compagno di viaggio, non un nemico.

  • Attendere chi fatica a camminare.

Il passo va misurato sempre su chi, per qualsiasi ragione, cammina più lentamente. Non puoi perdere chi cammina con te, altrimenti il tuo fare strada insieme perde il suo significato.

Ed in questo mondo siamo costretti a fare strada insieme. Guai all’uomo solo! Dice la Scrittura. Da soli non è possibile percorrere la strada della vita. Siamo esseri sociali per natura Chi si appresta a camminare da solo, ad affrontare da solo il mondo, fa di sé un dio, ma Dio non è. Diviene, perciò, la più grande illusione di una esistenza.

Chi ti cammina accanto ha bisogno di te, ma anche tu hai bisogno di lui. Perciò aspettalo se il tuo passo è più veloce del suo.

  • Comprendere le situazioni altrui e non disprezzarle, tanto meno condannarle.

Questo atteggiamento esclude subito gli altri dal tuo cammino. Attenti a giudicare, soprattutto a giudicare appellandosi a preconcetti senza alcun fondamento, dovuti magari ad una erronea visione della vita, o ad una interpretazione sbagliata di una educazione religiosa o civile di altri tempi. Chi tu giudichi è un uomo, una persona di cui anche Dio rispetta l’agire. Non puoi tu, piccola cosa, atteggiarti a giudice, soprattutto se non conosci la situazione altrui, il perché il tuo compagno di viaggio tiene un certo comportamento. Tu devi sapere solo una cosa: egli ha diritto al tuo

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rispetto. Risuonano alle nostre orecchie le parole del Cristo: “Non giudicate e non sarete giudicati”.

Giudicare esclude, porta subito fuori da un cammino comune.

  • Fare in modo che tutti raggiungano la meta.

Sì, perché è questo il fine di chi fa strada insieme.

Non puoi lasciare indietro nessuno, perché il mancato esito felice di alcuni inficia la tua gioia nel raggiungere la cima del monte. Si cammina insieme, si giunge insieme al termine del nostro cammino.

Ed allora, dove gli altri stentano a camminare, spetta a te soffermarti e tendere la mano. Devi sentire il cammino degli altri come parte del tuo camminare.

Non importa se l’altro non appartiene alla tua famiglia, alla tua religione, alla tua razza; egli cammina con te, la sua strada è la tua strada, la meta per entrambi è una sola.

  • Parlare con tutti, non escludere nessuno.

Parlare, parlare, parlare. E’ una delle prerogative del camminare insieme. Se si riesce a parlare molti ostacoli cadono. Se si riesce a parlare si riesce anche a capire; ti si aprono realtà che a prima vista non ti si erano rivelate; scopri nell’altro molto di te e tante distanze si accorciano fino a scomparire del tutto..

La parola è comunicazione, è rivelazione dell’altro, del suo mondo, delle sue gioie, delle sue pene. Ed ascoltando ti accorgi che sono anche le tue gioie, le tue pene. Allora le barriere cadono mentre il cammino si avvicina alla vetta.

  • Non giudicare, ma cercare di comprendere.

Ti può capitare un compagno di viaggio molto lontano dal tuo modo di pensare, magari per l’educazione che avete ricevuto. Non giudicarlo, cerca di comprenderlo; anche lui avrà le sue ragioni per agire così. Non escluderlo, ascoltalo. Forse lui agisce bene è il tuo giudizio in errore. Ma poi, chi sei tu per poter giudicare l’altro? Perché ti vuoi porre su un piano più alto del suo? Chi te ne dà diritto?

Chi cammina insieme non giudica, ascolta, riflette e poi si esprime dopo aver capito chi cammina con lui. Spesso ti accorgerai che il tuo pensiero è condizionato da pregiudizi nati da una certa educazione ricevuta, da una società diversa in cui vivi, da

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tradizioni che non hanno più motivo di essere. Insomma, spesso il torto è il tuo e non il suo.

  • Cercare nell’altro i valori e non le tare che può offrire.

Per far questo bisogna essere coscienti che tutti sono portatori di valori e che di questi valori ci possiamo arricchire. L’uomo, ogni uomo, è una scheggia di Dio e solo per il fatto di esistere è già un valore. Per il fatto che fa la ste3ssa strada con te è già una ricchezza. Non sei più solo e in caso di bisogno hai con te un aiuto. Il camminare insieme di due persone comporta la comunione di due zaini, il contenuto dei quali arricchiscono entrambi. Guardando l’altro siamo spesso tentati a considerarne subito le pecche, le miserie che l’altro può portare. Sono quelle più evidenti, stanno in superfice. I valori sono più difficili a scoprirsi, perché stanno nel profondo e raramente fanno subito bella mostra di sé. Vanno scoperti colloquiando serenamente senza pregiudizi, senza prese di posizione preconcette. Per scoprirli bisogna andare incontro all’altro ritenendolo tuo pari, appartenente alla tua famiglia.

  • Invitare l’altro a condividere i tuoi valori.

Fare strada insieme non vuol dire dover accettare tutto quello che l’altro esprime. Se l’altro è portatore di valori, anche tu hai valori da esporre e spesso questi valori sono immensi. Il tuo compagno di viaggio, per mille ragioni, ad essi non ha potuto attingere; offrili a lui con semplicità manifestando la tua gioia nel possederli. Egli deve essere consapevole di quello che porti nel tuo zaino, per servirsene come un dono ricevuto. Non puoi imporlo, ma gli puoi far constatare di quanto bene si priverebbe se lo rifiutasse. Devi invogliarlo a bere dalla tua borraccia per fargli capire quanto la strada gli sarà più facile dopo aver bevuto.

Ecco che cosa è il “Sinodo”: questo fare insieme un cammino da tutta l’umanità, ognuno con il suo bagaglio culturale, religioso, umano, ma pronti a condividere i valori là dove essi sono.

Lucca: Giornata di Spiritualità

21 Novembre 2021

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30 secondi…

“Quel giorno contammo 969 morti e 4068 ricoverati in terapia intensiva.

Quel giorno che Papa Francesco pregò da solo sotto la pioggia.

Quel giorno che sentimmo dolore per l’infermiera piegata su un computer.

Quei giorni in cui i medici, infermieri, operatori e volontari fecero scudo contro il virus.

Quei giorni erano ieri… Facciamo il massimo per tenerli lontani.”

Marcella Cioppa

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La tenda di Abramo

Nella giornata del 04/10/2021 aderendo all’ invito di Cecilia dell’Oglio (direttrice dei programmi europei del Movimento Cattolico Globale per il Clima), il gruppo MASCI Viareggio 3 ha allestito presso la pinetina della parrocchia ” Natività di Nostra Signora” loc. Bicchio a Viareggio la “Tenda di Abramo” che rappresentava un posto per tutti coloro che condividono la nostra casa comune nello spirito di Abramo del libro della Genesi.

Accogliendo l’appello di Papa Francesco nel “Laudato si” si è cercato di sensibilizzare gli intervenuti a prendersi cura della Terra, di ciò che ci circonda adottando nuovi stili di vita, porre attenzione all’ambiente e all’accoglienza dell’altro. Inoltre sono state raccolte le firme per la petizione “Pianeta sano, persone sane” che chiede ai leader mondiali di stabilire accordi affinché il cambiamento possa realizzarsi.

Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa: il Gruppo AGESCI Viareggio 5 che ci ha fornito la tenda; il parroco Don Graziano che ci ha sostenuto, la comunità che si è dimostrata attenta, sensibile e partecipativa agli argomenti trattati.
L’amore è la radice della nostra fede, che ci spinge ad amare il nostro prossimo coltivando e mantenendo la nostra casa comune ” La misura dell’Amore è l’Amore senza misura”.


Antonella Micali addetta stampa gruppo MASCI Viareggio 3

Sempre a Viareggio, anche la comunità Viareggio 2 ha partecipato attivamente con la propria tenda presso la Parrocchia Sant’Antonio

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Giornata di spiritualità delle comuntà toscane

24 ottobre 2021

Giornata di spiritualità

Lucca, 21 novembre 2021

Carissimi,

finalmente torniamo a partecipare di persona alla nostra tradizionale “Giornata di spiritualità”. Non sarà ancora possibile celebrarla nelle due giornate usuali a causa ancora del Covid-2. Per questo, e per gli impegni del Vescovo, verrà prolungata fino alle ore 18.00.

Si terrà a Lucca presso i Padri Passionisti in VIA DI TIGLIO 271. Siamo fuori delle mura e, quindi, possiamo accedere con le auto. Per chi viene dall’autostrada: Uscita Lucca Est; davanti alla porta della città costeggiare le mura sulla destra.

Il Tema della giornata,

che verrà svolto dal vescovo di Lucca  Mons. Paolo Giulietti,  sarà:

 “Sinodo: Una Chiesa in cammino”.

Un tema attuale in cui ci si richiede di uscire dalle proprie individualità e sentirci tutti partecipi ad una vita di fede comunitaria, comprensiva, fraterna.

Al mattino un Padre passionista ci intratterrà sulla spiritualità del suo ordine, fondato da San Paolo della Croce, e su Santa Gemma Galgani che a Lucca dimorò ed alla quale è dedicato il Santuario in cui parteciperemo nel pomeriggio alla Santa Messa celebrata dal nostro Assistente Don Luca.

Il pranzo sarà al sacco. Procurate pertanto di portare ciascuno il proprio pranzo. Vista l’emergenza Covid procurate tutti di venire forniti di mascherine e di Green Pass, che sarà richiesto a ciascuno dei partecipanti. Ci scusiamo, ma, anche se i locali sono abbastanza capienti, le regole stabilite dall’Autorità lo richiedono.

La giornata si svolgerà con il seguente ordine del giorno:

Ore 10.30               Canto d’inizio e momento di preghiera nel salone

Ore 10.45               Saluto ai partecipanti ed introduzione al tema:

”Sinodo: una Chiesa in cammino”

Ore 11.30–12.30    Relazione di un Padre Passionista sulla Spiritualità dell’ordine e

visita al Santuario di Santa Gemma

Ore 12.30–13.00     Preparazione per il pranzo e pranzo al sacco

Ore 15.00               Santa Messa nel Santuario di Santa Gemma

Ore 16.00               Incontro  con Mons. Giulietti, vescovo di Lucca, che proporrà il

tema: “Sinodo: una Chiesa in cammino”.

Ore 18.00               Canto finale e saluti.

Sarà una giornata intensa, ma proficua. Invito tutte le Comunità a partecipare anche per rinsaldare quei legami che ci uniscono e che caratterizzano la nostra vita di Adulti Scout.

Marino Monachini    

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Passaggio di consegne

Domenica 29 agosto, presso l’oratorio “Don Angelo Fabbri”, si è svolta l’assemblea regionale elettiva per la carica di Segretario Regionale della regione Toscana.

Un “Grazie!” fraterno a Marcello che ha guidato la regione Toscana in un momento delicato e di forte preoccupazione affrontando le sfide che la vita gli ha posto di fronte mantenendo saldo il sodalizio toscano.

Un “Forza Laura!” che raccoglie di nuovo la responsabilità di rappresentare le comunità della regione Toscana.

Buona strada.

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IL PROGETTO BELLO MERITA ATTENZIONE

L’attenzione verso l’altro, un occhio di riguardo nell’accoglienza, la disponibilità al bisogno, mettersi nei panni di chi sta davanti ….  sono gli utensili di chi fa carità (ricordate il buon samaritano?).

Così ascoltare ed essere compartecipe delle realtà esistenti nel territorio, in cui tante situazioni sono allo sbando, con poche possibilità di poter emergere e farsi sentire.

Osservare con la vista dell’esploratore, con l’attenzione di Kim, con la scoperta di Mowgli, con la gioia ed il sacrificio del servizio …. nel linguaggio di B. P., è il significato di capire il momento per anticipare o saper attendere le necessità che si presentano e poter decidere nella maniera più essenziale.

Con tutto questo e forse ancor prima di aver conosciuto lo scautismo a S. Giovanni Valdarno don Mauro ha mosso famiglie intere a collaborare per una nuova ‘missione’: ‘lasciate meglio di come avete trovato’.

Il gruppo scout con Sereto, la Caritas con suor Eleonora, Villa Pettini ed il Centro d’Ascolto, sono state tappe importanti dove sono rimaste tracce del suo lavoro.

Anche Pelago, parrocchia di passaggio, l’ha visto nelle iniziative e con l’operosità dei giovani nel contesto delle attività comunali.

Altra parrocchia solito ‘modus operandi’, rientrato nel paese natio di Montevarchi, ha trasformato una chiesa protesa in opere missionarie in chiesa ricettiva, facendone una ‘missione di accoglienza’.

La ‘casa-spalancata’ ha dato alloggio e sostegno nelle proprie stanze, creando nuove ‘famiglie’ per brevi o lunghi periodi, vivendo in fraternità e collaborazione nel segno del Vangelo.

Si sono moltiplicati i benefici con le richieste, ma ancor di più i volontari con nuove proposte e tante idee.

Di nuovo i giovani con un alternativo progetto creato sei anni fa: un’associazione di volontariato che, facendo vendita di abiti usati ancora in ottimo stato in ‘temporary shops’ e su ‘eBay’, finanzia l’assistenza parrocchiale rivolta a circa 200 persone l’anno e da ospitalità a 40.

Al progetto è stato dato il nome FRANCESCO THE S-HOPE, ispirandosi a San Francesco spogliatosi dei suoi abiti costosi per donarli ai poveri, unito al gioco di parole inglesi tra SHOP (negozio) e HOPE (speranza) dallo spunto del Papa “non lasciatevi rubare la speranza”.

Negli anni successivi il gruppo si è arricchito di nuovi talenti con competenze nella moda e partner professionali in modo da trasformare il primo progetto in una realtà più importante “CLOTHEST-VESTITI SUPERLATIVI” con una piattaforma e-commerce no-profit per proporre al pubblico capi firmati di alta moda usati.

CLOTHEST significa scegliere, acquistando abiti usati si può ridurre l’impatto ambientale della moda e assistere individui in difficoltà.        “Diamo al vestito una missione nobile

Mercoledì scorso 7 aprile su TV2000 alla trasmissione ‘Questa è vita!’ don Mauro è stato uno degli ospiti, potendo così far conoscere la realtà parrocchiale con i suoi progetti meritevoli di attenzione!

Gian Carlo da S. Giovanni Valdarno

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