Convocazione del Consiglio Regionale 20 Giugno 2026

«Coltivare una sana inquietudine…»

“Nelle nostre società l’idolatria del profitto e del rendimento, la frenesia di dover sempre produrre ed essere vincitori, così come il culto della propria immagine, non sono altro che anestetici per addormentare la nostra coscienza…”

…è in questo mondo che dobbiamo coltivare l’inquietudine, non in un altro. È all’interno di questa società che tu e tanti altri avete scoperto il valore di una vita più umana, più piena, aperta all’incontro con Dio e alla gioia della fede. Ciò significa che, nonostante le difficoltà, il luogo in cui Dio si fa presente e dove dobbiamo trovare le sue tracce è sempre la realtà in cui ci troviamo…

QUANDO: 20 Giugno 2026

DOVE: Oratorio Don Bosco Via Maroncelli 334 – Viareggio LU

ORA: inizio ore 10,00 e termine alle ore 16,00

Ordine del Giorno

  1. Notizie Consiglio Nazionale 80-800
  2. Campo Estivo – Organizzazione: programma e divisione di compiti
  3. Notizie Marcia Madonna degli Scout
  4. Varie ed eventuali

FRAGILE “MAPPE MUNDI” di una nuova generazione.

Presentazione del report della prima edizione dell’Osservatorio (2025-2026).
Il lavoro evidenzia come i ragazzi non chiedono solo di essere ascoltati, ma di poter incidere nei contesti che abitano.

La Comunità M.A.S.C.I. (Movimento Adulti Scout Italiani) Massa 2 organizza un incontro aperto a tutti:

Contesto della Ricerca

Lo studio ha visto coinvolti professionisti di discipline e campi diversi, quali sociologia, psicologia e pedagogia.
L’indagine, condotta attraverso un impianto metodologico rigoroso e interdisciplinare ha intervistato dei campioni di giovani nella fascia di età tra i 13 e i 24 anni, attorno a cinque aree di impegno.

Le 5 Aree di Impegno:

  1. Ricostruzione della trama relazionale come infrastruttura educativa. Le evidenze mostrano come la fragilità giovanile sia fortemente connessa alla discontinuità delle relazioni educative.

  2. Orientamento, inteso come processo continuo di costruzione del senso.

  3. Qualità delle transizioni, in particolare tra cicli scolastici e tra scuola e lavoro.

  4. Benessere psicologico e alla prevenzione. I segnali di stanchezza, pressione e inadeguatezza indicano l’urgenza di presı̀di diffusi nei contesti di vita dei giovani.

  5. Protagonismo e la corresponsabilità dei giovani.

Il lavoro evidenzia come i ragazzi non chiedono solo di essere ascoltati, ma di poter incidere nei contesti che abitano.

La ricerca si accosta al complesso tema della fragilità nell’esperienza giovanile indagandone la sua duplice dimensione: da un lato quella più immediata che può comportare sofferenze e richiedere cura; dall’altro quella che apre alla possibilità di scoprire se stessi.

Riflessioni dal Campo Bibbia 2026: Appunti e pensieri sugli Atti

Pubblichiamo questo approfondimento sugli Atti degli Apostoli, a cura di Marino Monachini.
Egli ci offre una sintesi e un’approfondita riflessione sui testi lucani, generata dalla sua conoscenza biblica ed ispirata dalle riflessioni condivise durante l’ultimo campo bibbia. Ringraziamo Marino, che ha saputo far sue e interiorizzare le suggestioni e gli spunti offerti durante il campo.

Gli Atti degli Apostoli (a cura di Marino Monachini)

Gesù non c’è più, ma continua il suo messaggio con i suoi discepoli; questo è ciò di cui il libro degli Atti ci parla. Luca ne è l’autore. Egli ha un programma ben preciso:
1 – parlare di Gesù (il Vangelo);
2 – parlare della sua Chiesa (Gli Atti).
Già negli scritti dei primi secoli gli Atti sono messi subito dopo il Vangelo di Luca.

Sia il suo Vangelo sia gli Atti sono dedicati ad un personaggio: Teofilo (=”amico di Dio”), che non è detto sia una persona in particolare. Luca racconta non perché ha veduto, ma perché ha sentito dai discepoli, soprattutto da Paolo.

L’inizio degli Atti si rifà alla fine del suo Vangelo: il Vangelo ci lascia a Gerusalemme e gli Atti ripartono da Gerusalemme per finire a Roma. Da diversi passi del libro si arguisce che Luca era presente nello svolgersi del viaggio di Paolo (Vedi capp. 16 e 27). Quindi, in una parte del Libro anche Luca ne è un personaggio.

“Atti degli Apostoli”. Quali Apostoli? Pietro e Paolo. Pietro è il protagonista del primo tempo (Capp. 1 – 12). Dal Cap. 13 fino alla fine inizia la vicenda di Paolo, partendo da Antiochia. Va notato che Pietro inizia la sua avventura a Gerusalemme, Paolo ad Antiochia, suo riferimento naturale essendo egli di Tarso ed avendo fatto lì i suoi studi. Il nuovo messaggio del Cristianesimo si muove dall’oriente per arrivare fino a Roma, centro dell’Impero.

Scopo del libro è narrare come la parola di Dio è arrivata a Roma, non tanto la vita di alcuni Apostoli, in ossequio all’affermazione che troviamo al cap. 12, vers. 24: “La parola di Dio cresceva e si diffondeva.”

Il protagonista degli Atti è lo Spirito Santo che per tutto il libro guida, ordina, coordina. Lo potremmo chiamare: ”Il Libro degli Atti dello Spirito”. Infatti è evidente che sia Lo Spirito che guida gli atti di Pietro e di Paolo. Luca scrive il libro degli Atti intorno agli anni 80 d.C. ed in essi abbraccia i primi trenta anni della vita della Chiesa.

La Pentecoste (Atti 2)

Gesù la promette in At. 1,6
Nei primi passi del Vangelo di Luca c’è lo Spirito che prepara la nascita di Gesù; negli Atti al cap 2 lo Spirito prepara la nascita della Chiesa.

Luca non era ebreo, era pagano. Ad Antiochia si avvicina alle Scritture e le approfondisce fino a possederle con maestria, come si può desumere dai due Cantici posti all’inizio del suo Vangelo: quello di Elisabetta (“Benedictus”) e quello di Maria (“Magnificat”) pieni di citazioni dell’Antico Testamento.

Pentecoste era la festa dei cinquanta giorni dopo la Pasqua: “La festa delle settimane”, per gli Ebrei, che vi ricordano gli avvenimenti del Sinai. Anche là tutto il popolo era riunito, anche là un grande boato, anche là le lingue di fuoco, anche là “Il terzo giorno sul far del mattino” (Es. 19,16).

Si tratta di un parallelismo interessante tra la nascita della Chiesa e la nascita della “Legge”. Il Sinai diventa una “montagna di fuoco”, ed il fuoco ritorna sotto forma di lingue a Pentecoste. Luca ha grande conoscenza dell’A.T. e gli piace cogliere i parallelismi con il N.T. In Es. 20 si trovano le “10 Parole” ed ogni parola è una fiamma.

Per Luca la Pentecoste diventa la “Nuova Alleanza”, la nascita della Chiesa. Lo Spirito domina tutta la scena, ne è il protagonista assoluto con il tuono, il fuoco, le lingue. (At. 4,31) La scena si ripeterà ad Efeso con Paolo e il miracolo delle lingue (At. 19,1-7).

Insomma, la presenza dello Spirito è una presenza costante che si manifesta nel miracolo delle lingue (70 lingue, cioè quelle di tutto il mondo). La novità è che il nuovo messaggio non è diretto solo al popolo ebraico, ma ad ogni popolo della terra. A Gerusalemme si andava per Pasqua, Pentecoste, e la “Festa delle Capanne”; ecco perché erano presenti persone appartenenti a tanti popoli. E la parola degli Apostoli è diretta ed arriva a tutti i popoli.

Il Sinai compatto il popolo degli ebrei e ne fece un popolo; la Pentecoste compatta il primo popolo della Chiesa (“circa 3000 persone”) e ne fa un unico sentire. Ciò che unisce il nuovo popolo è “lo spezzare il pane” e la preghiera (At. 2,42-47).

La Pasqua di Pietro (At,12)

È l’ultima scena in cui Pietro è presente; fino a questo capitolo Pietro è il protagonista del racconto. Nel suo discorso Pietro prende il posto di Gesù e tutta la Chiesa si rivolge a lui. Pietro (e non Paolo) è colui che apre ai pagani (At. 10). Va in casa di Cornelio sotto ispirazione dello Spirito Santo e battezza lui con tutta la sua famiglia.

La sua vicenda narrata negli Atti non è solo cronaca, ma ci sono evidenti insegnamenti. Sembra che Luca voglia far vedere come la Pasqua di Gesù sia vissuta da Pietro: il carcere è una tomba e Pietro ne esce grazie ad un intervento divino. In sottofondo alla liberazione di Pietro c’è una comunità che prega incessantemente per lui.

La preghiera è una costante nelle prime comunità cristiane. La Chiesa primitiva prega e spezza il pane in comunione. Ci si cibava del Pane e della Preghiera. E la preghiera della comunità libera Pietro. Pregare non è perdere tempo: Dio sente il grido del suo popolo in Egitto; Dio ascolta chi lo invoca con cuore sincero.

Il racconto finisce con la morte di Erode, ma tale racconto non è fine a se stesso: Luca vuole che tu non legga solo il racconto, ma che ci entri dentro e ne scopra il messaggio. Dopo un tempo di prova c’è sempre un tempo di salvezza. Quando la prova viene dall’esterno la Chiesa si irrobustisce; quando viene dall’interno si indebolisce.

Paolo: ebreo di Tarso di lingua greca

Paolo fa parte della Chiesa di Antiochia: qui ha studiato le Scritture, qui ha approfondito la dottrina cristiana. Quella di Saulo non è una vera conversione, perché egli era già un credente, la sua è soprattutto una chiamata.

Questo evento negli Atti viene richiamato tre volte. Aprire gli occhi sulla figura e sul messaggio di Cristo ed arrivare a proclamarne la divinità a chi lo ascoltava è per la prima Chiesa un grande miracolo: un persecutore che si fa apostolo! (At. 9,21.26) Prima vedeva nei seguaci di Gesù un’erba cattiva da estirpare, perché ponevano le parole di Gesù al di sopra della Torà; ora ha compreso che esse non rifiutano la Torà, ma la completano con un messaggio nuovo.

La sua è una vera folgorazione: non c’è una preparazione, ma si tratta di un avvenimento improvviso. Dopo di esso Paolo deve rimettere in discussione tutte le sue convinzioni, senza nulla rifiutare, ma ponendole sotto una luce diversa.

I suoi ripensamenti durarono dieci anni. Aveva avuto la visione a trenta anni. Tra il capitolo 9 ed il capitolo 13 intercorrono 10 anni di ripensamenti. Capisce che Gesù si identifica con la comunità cristiana: “Io sono quel Gesù che tu perseguiti”, quella comunità che con Anania lo accoglie nel suo seno chiamandolo “fratello”.

Ad Anania Gesù rivela anche la missione che ha riservato per Paolo: “…affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re ed ai figli di Israele”. Le missioni di Paolo hanno il campo base ad Antiochia, sempre rivolte verso occidente, verso Roma. Il primo viaggio lo portò ad Efeso, il secondo a Corinto, il terzo lo riporta ad Efeso. Nel primo viaggio egli dice: ”Dio ha aperto la porta ai gentili.”

È dopo il primo viaggio che egli si porta a Gerusalemme, dove la Chiesa è nata e dove sono ancora presenti Pietro ed altri Apostoli, per confrontarsi con essi sul modo di comportarsi con i gentili. Egli si ritiene come l’ultimo degli Apostoli e tiene in considerazione coloro che hanno vissuto insieme al Maestro. Nei confronti delle nuove comunità fondate, Paolo se ne prende cura o visitandole o scrivendo loro. Da Corinto scrisse ai Romani, perché la sua intenzione era andare a Roma. Al momento non ci riuscì, ma ci sarebbe arrivato in catene.

Il nome iniziale di Paolo è Saul, infatti la sua famiglia apparteneva alla tribù di Beniamino nella quale nacque il re Saul. Prese il nome di Paolo nel primo viaggio apostolico. A Tarso c’era una grande università che Paolo poté frequentare. Di seguito si recò a Gerusalemme alla scuola di Gamaliele.

A Roma rimase agli arresti domiciliari in Via Arenula, vicino alla sinagoga e ciò gli permise di poter parlare per primo con i responsabili di questa (At. 28,17). Paolo è un uomo che amava le grandi città: Antiochia, Efeso, Corinto, Roma, Gerusalemme.

Nei suoi viaggi non va mai da solo: Barnaba, Timoteo, Giovanni-Marco, ecc. lo hanno accompagnato. Anche da prigioniero aveva Luca con sé. I suoi primi riferimenti sono sempre le sinagoghe dove si sentiva un po’ in famiglia e dove c’era gente che conosceva le Scritture. Gli fu sempre nel cuore la comunità di Gerusalemme con la quale si sentiva in perfetta comunione e per la quale raccoglieva le offerte nelle altre chiese per il suo sostentamento.

La sua predicazione aveva un solo tema: Cristo crocifisso e risorto.
Questo è il Vangelo di Paolo: la vera rivelazione della vita del suo Cristo.

35′ MARCIA di PELLEGRINAGGIO

Marcia Madonna degli Scout (MASCI Grosseto 1) dall’11 al 14 giugno 2026: cammino spirituale e scout da Grosseto alla vetta del Monte Amiata in 4 tappe, con servizio trasporto zaini e tende. Partecipazione massima 30 persone, prenotazioni entro il 4 giugno (contatto Franco Vanelli 3382139098).

Buon Natale, ragazzi!

Non stiamo vivendo tempi sereni. Intorno a noi risuonano il clangore delle armi, le grida di gente che muore, che ha fame, che soffre. Anche se facciamo di tutto per soffocare il grido del dolore del mondo, non possiamo completamente chiuderci ad esso.

E’ colpa nostra se in molte parti del mondo si soffre? No, non è colpa nostra; ma diviene una colpa quando ce ne dimentichiamo. Popoli interi gemono per le loro difficoltà e noi ci diamo da fare per difendere la nostra pace raggiunta. Viviamo su una caldera in ebollizione e nascondiamo la testa nella sabbia. Ci stringiamo al petto i nostri egoismi dimenticando i bisogni degli altri.

Non è questo il mondo che Dio vuole, il mondo in cui Egli ci ha creato fratelli. In noi Egli non si riconosce, la Sua generosità appena ci sfiora; ben poco di essa noi manteniamo. Non sono più Suoi i nostri occhi che si posano su cose senza valore; non sono più Sue le aspirazioni delle nostre anime che rivolgono al denaro, al successo le loro attenzioni. Non è più Suo quell’anelito di eternità che ripone ogni sua speranza nel finito, mentre il suo destino era l’eterno, l’immensità, l’infinito cosmico, l’abbraccio infinito di Dio.

Ma nulla è perduto. Ci è nato un bimbo, ci è stato donato un figlio. Alla vista è poca cosa: un batuffolo di carne, un sorriso di bambino. Ma sulle sue spalle si posa l’universo con tutti i suoi problemi, con tutti i suoi dolori. L’uomo non è solo e non deve affrontare da solo il suo futuro. Il suo egoismo è contrastato dalla generosità del bimbo: il suo odio viene soffocato dal Suo amore, la sua tenebra viene squarciata dalla Sua luce.

Non è che un bimbo. Ma è l’Eterno; non è che un bimbo, ma è l’Amore; non è che un frugolo, ma è il Tutto. Ciò che l’uomo per il suo egoismo, per i suoi limiti, per la sua incuria non può raggiungere, Egli l’ha già conquistato per noi. In Lui tutto noi possiamo. Ai nostri occhi è solo un bimbo che vagisce, agli occhi di Dio è l’artefice dell’universo: in Lui e per Lui tutto è stato fatto di ciò che esiste. Egli è l’Alfa, il principio da cui tutto proviene; Egli è l’Omega, la fine in cui tutto si riassumerà. E’ l’immenso mare in cui tutte le nostre gioie ed i nostri dolori naufragheranno. E’ la speranza per un mondo deluso, è la certezza per un mondo in attesa.

Così piccolo, eppure il Re dell’universo; così insignificante, eppure la speranza del mondo; così sconosciuto, eppure ovunque presente.

Buon Natale, ragazzi! Passatelo sognando un bimbo.

Marino da Arezzo

Una donna alla fontana

Momento di riflessione

Una donna alla fontana
Era una figlia del suo popolo. Nessuno le aveva detto che era nata senza peccato.
Nessuno le aveva detto che sarebbe stata la Madre di Dio.
Come tutte le donne di Nazaret, ogni giorno andava alla fontana, ma Dio aveva
posto su di lei il suo sguardo e fin dall’eterno l’aveva pensata.
Era una donna della terra, ma senza che lei lo sapesse, faceva già parte del Cielo.
I suoi genitori erano figli della loro terra: arida, sassosa, avara di frutti e non
vestivano le belle vesti delle quali i nostri grandi pittori li avrebbero rivestiti nelle
loro tele. Vivevano di grandi speranze per il futuro e per i loro figli.

Maria fu una figlia del popolo e, come il popolo, senza valore agli occhi degli uomini,
ma già baciata dal bacio di Dio. Dio camminava in lei e fecondava quella dura terra di
Palestina con la sua presenza in Maria.
Le Scritture l’avevano lodata, l’avevano osannata fin dal principio dei tempi.
Un Paradiso perduto aveva riposto in lei la sua speranza, ma lei tutto ciò non lo
sapeva.
Ascoltava quelle parole il sabato nella sinagoga e pensava che si riferissero ad altri.
Le meditava nel suo cuore pensando all’amore che Dio aveva per Israele e sognava,
come gli altri israeliti, il giorno in cui avrebbe ridato al suo popolo la libertà e lo
avrebbe di nuovo avvolto nella sua consolazione. Sarebbe tornato il regno di David,
ma Maria non sapeva che il nuovo David sarebbe stato suo Figlio.
Se ne andava ad attingere acqua alla fontana: per gli uomini una delle tante, per Dio
la madre di suo Figlio.

E venne il giorno, e venne l’annuncio. Per un attimo il regno dei Cieli e degli uomini
rimase appeso al suo “Sì”.
E venne il parto che Cielo e Terra aspettavano fin dalle loro origini. E venne lo
stupore in Maria per come lo aveva avuto quel figlio, donato da Dio, ma per lei figlio
suo. Altre donne avevano avuto figli ed, a vederli, sembravano tutti uguali.

Ogni tanto, però, un segno, uno sguardo, una parola, un comportamento la
facevano riflettere su cosa sarebbe stato quel bambino per annunciare il quale il
Cielo era disceso in terra.
Lo guardava piallare il legno insieme a Giuseppe e le usciva un sospiro.
Poi il Figlio se ne andò e incominciò a percorrere le strade polverose della Palestina
con un codazzo di gente che sarebbe diventato ben presto una folla che non lo
lasciava più in pace.
Lui predicava una nuova novella che parlava di pace, di amore, di un regno dei cieli
che si faceva fatica a capire.
Lei continuava la sua umile vita nella casa di Nazaret e quando le folle gridavano la
gloria del Figlio, lei non c’era.
Ma un giorno lo inchiodarono ad una croce, e lei era presente. Nel dolore di un figlio
non può mancare la presenza di una madre.

Lei c’era e stava là sotto la croce, in piedi, bloccata dal dolore e dal mistero.
Colui che le Scritture da secoli avevano annunciato, moriva su una croce.
Per molti era un uomo, per altri era Dio, per lei era il figlio.
Pianse davanti alla morte, pianse non osando sperare, pianse semplicemente come
una madre piange il figlio morto.
Ma ciò che non aveva sperato si avverò.

La pietra del sepolcro si ribaltò: Gesù è risorto.
Lo dissero le donne, lo dissero gli Apostoli, piena di gioia e di amore lo disse Maria
Maddalena.
E questa gioia proruppe in tutti quei cuori che gli erano stati vicini.
Anche il suo si riempì di gioia, ma ora che tutti gioiscono, i Vangeli non parlano di lei.
Essa torna ad essere l’umile donna che va a riempire la sua anfora alla fontana.
Però questa volta non è l’acqua quella che la riempie: Maria continua a camminare
sorridendo sotto il suo peso, perché sta trasportando ormai la gloria di Dio.

Marino da Arezzo

Filastrocca “del camminare”

🎒 Filastrocca del camminare – Un invito sottile (e toscano) al ritorno

C’è chi ha camminato con passo deciso e chi, forse, si è fermato a riprendere fiato.
C’è chi ha messo via l’uniforme da tempo, ma sente ancora la voce dei sentieri, il profumo del fuoco acceso, l’eco dei giochi seri.

Per chi è passato da lì – da uno zaino carico di esperienze – e forse non sa come tornare… abbiamo lasciato una traccia.

Questa filastrocca, scritta con ironia, affetto e spirito toscano, è un invito giocoso ma profondo, un messaggio tra le righe, per dire che il cammino scout non finisce: cambia forma, cambia passo, ma resta aperto.

🌿 Perché questa filastrocca?

Perché il sito della Regione MASCI Toscana nasce proprio così: da un’idea semplice, nata “vicino a uno svincolo d’autostrada”, dove tre adulti scout decisero di custodire le loro storie, riflessioni e passi.
Uno zaino digitale, fatto di racconti veri, lasciati sul bordo del sentiero per chi volesse riprendere il cammino.

Negli anni, quel gioco è diventato punto di riferimento. Molti adulti, da soli o in cerca di contatti, hanno trovato in queste pagine la porta d’ingresso per ricominciare. Alcuni hanno fondato nuove comunità. Altri hanno semplicemente sorriso, leggendo.

📬 A chi è rivolta?

A chi ha camminato e si è fermato,
a chi sente l’eco di qualcosa che chiama,
a chi non ha mai smesso di giocare… anche in silenzio.

Se tra queste righe ti senti chiamato,
segui l’intuito (leggi la filastrocca!)… E chiedi davvero.

🟤 Buona Strada.
La Redazione Toscana – MASCI

🎒 Filastrocca del camminare
su strade che sanno dove andare,
tra orme lasciate senza rumore
e passi pieni di buon cuore.

📜 C’è chi racconta, senza far scena,
di un gioco iniziato dopo cena,
un gioco sottile, ma assai vero,
che cerca chi gioca per davvero.

🗣 ’Un fare lo scemo, ché qui si gioca serio,
co’ quattro bischerate si cambia un mistero!

🚗 Vicino a uno svincolo d’autostrada,
a Camaiore, in una giornata grata,
tre teste pensarono a un contenitore
dove ognuno potesse lasciare il suo cuore.

🎒C’è uno zaino, lasciato con cura,
da chi ha camminato con fede e misura.
E dentro ha messo, come un tesoro,
tracce di vita, silenzio e decoro.

🌱 Dentro ci sono tracce sincere,
lasciate da mani forse leggere,
ma con il tempo, guarda un po’ là,
hanno fatto nascere comunità.

🏕 Chi era lontano, forse distratto,
ha ritrovato la strada d’un patto.
Senza clamore, tra giochi e parole,
qualcuno si è unito, guidato dal sole.

🔧 C’è un ingranaggio che vuol girare,
ma serve qualcuno che lo sa ascoltare:
non serve rumore, né fanfara,
basta una mano, leggera e chiara.

🌬 Si dice – ma piano – tra foglie e sentieri,
che c’è chi conosce gli ingranaggi veri.
Il nome è discreto, ma chi vuol capire,
sa che è da Luca che deve partire.

🕯 Se il gioco ti chiama con tono sincero,
segui l’intuitoe chiedi davvero.
Lo zaino è lì, vicino al sentiero:
chi sa giocare, ritrova il mistero.

Firma.
✍️ Lo Scout randagio, che passa e saluta,
ma resta nel cerchio di chi ascolta e aiuta.


🗣  P.S.  ’Un stare lì a rigira’ l’ovo nel paniere:
                 se tu l’hai capita, falla e ‘un la dire.

🙏 Grazie ad Anna, già Guida leale,
che osserva col cuore, precisa e frontale.
Con passo leggero ma sguardo deciso,
ha colto il problema con tiro preciso.

Campo Bibbia 2024

Resuscitò il Signore , e nei giorni 5-6-7 Aprile 2024 ha avuto luogo in quel di San Martino di Figline il settimo Campo Bibbia nazionale del Masci.

 E’ la settimana di Pasqua ed ancora si diffonde nell’aria l’annuncio della resurrezione del Cristo. La primavera bussa alle porte e gli alberi si rivestono di fiori e nuove foglie. In mezzo alle colline del Chianti regnano il silenzio ed i nuovi profumi. Il sole ormai scalda la terra e gli ulivi muovono lentamente le loro fronde.

Il tema del Campo è il Vangelo di Marco, piccolo scrigno di tanta ricchezza. Sul suo sfondo aleggia l’immagine di Pietro quale suggeritore per il suo “figlio” Marco.

Si tratta del primo, in ordine di tempo, fra i quattro Vangeli (circa il 56 d.C.), scritto in stile conciso, ma che gode ancora della presenza fisica di Pietro che verrà martirizzato nel 67 d.C.

E con Pietro sono ancora presenti molti che hanno vissuto le vicende del Cristo, soprattutto fra gli appartenenti alla comunità di Gerusalemme. Non si possono inventare storie, i testimoni sono ancora viventi.

Non è un Vangelo voluminoso, anzi, abbastanza conciso, ma in esso è ben presente il Xerigma, l’annuncio della passione morte e resurrezione di nostro Signor Gesù Cristo.

Sia Matteo che Luca terranno ben presente il Vangelo di Marco: ad esso attingeranno, completandolo attingendo anche ad altre fonti presso le varie comunità cristiane che in breve tempo sono nate in tutto l’impero romano.

Il Vangelo di Marco si sviluppa in tre parti: Gesù in Galilea; Un intervallo in cui Gesù fa una verifica con i suoi discepoli; Gesù a Gerusalemme dove entra nella gloria la Domenica delle palme e subisce il martirio nei giorni successivi, ma anche dove risorge il terzo giorno come aveva annunciato.

Marco termina il suo Vangelo così:

“Chi cercate? Voi cercate Gesù nazzareno, il Crocifisso”. Non Colui che ha fatto miracoli, ma “il crocifisso”.

E questo è l’emblema della nostra fede: “il Crocifisso”.  “Oggetto di scandalo per i Giudei e follia per i pagani; ma per quelli che sono chiamati, siano essi Giudei o Greci, un Cristo che è potenza di Dio e sapienza di Dio.” (1Cor.1,23-24) Attraverso quella croce Dio ci ha assicurato la salvezza e la gloria eterna.

La “Buona Novella” si diffuse immediatamente nei paesi dell’impero romano e già alla  fine del 1° secolo la nuova dottrina, che da essa scaturisce, è ben formata. Essa si esplica ben precisa nei primi documenti cristiani come la “Didachè”, le Lettere di Ignazio di Antiochia e nell’apologia “A Diogneto”,

argomenti trattati la Domenica a chiusura del Campo.

E’ stata una bella esperienza apprezzata da tutti i partecipanti al campo svoltosi in un’atmosfera di serenità, fratellanza, riflessione e preghiera.

Marino

Comunità di Arezzo