Buon Natale, ragazzi!

Non stiamo vivendo tempi sereni. Intorno a noi risuonano il clangore delle armi, le grida di gente che muore, che ha fame, che soffre. Anche se facciamo di tutto per soffocare il grido del dolore del mondo, non possiamo completamente chiuderci ad esso.

E’ colpa nostra se in molte parti del mondo si soffre? No, non è colpa nostra; ma diviene una colpa quando ce ne dimentichiamo. Popoli interi gemono per le loro difficoltà e noi ci diamo da fare per difendere la nostra pace raggiunta. Viviamo su una caldera in ebollizione e nascondiamo la testa nella sabbia. Ci stringiamo al petto i nostri egoismi dimenticando i bisogni degli altri.

Non è questo il mondo che Dio vuole, il mondo in cui Egli ci ha creato fratelli. In noi Egli non si riconosce, la Sua generosità appena ci sfiora; ben poco di essa noi manteniamo. Non sono più Suoi i nostri occhi che si posano su cose senza valore; non sono più Sue le aspirazioni delle nostre anime che rivolgono al denaro, al successo le loro attenzioni. Non è più Suo quell’anelito di eternità che ripone ogni sua speranza nel finito, mentre il suo destino era l’eterno, l’immensità, l’infinito cosmico, l’abbraccio infinito di Dio.

Ma nulla è perduto. Ci è nato un bimbo, ci è stato donato un figlio. Alla vista è poca cosa: un batuffolo di carne, un sorriso di bambino. Ma sulle sue spalle si posa l’universo con tutti i suoi problemi, con tutti i suoi dolori. L’uomo non è solo e non deve affrontare da solo il suo futuro. Il suo egoismo è contrastato dalla generosità del bimbo: il suo odio viene soffocato dal Suo amore, la sua tenebra viene squarciata dalla Sua luce.

Non è che un bimbo. Ma è l’Eterno; non è che un bimbo, ma è l’Amore; non è che un frugolo, ma è il Tutto. Ciò che l’uomo per il suo egoismo, per i suoi limiti, per la sua incuria non può raggiungere, Egli l’ha già conquistato per noi. In Lui tutto noi possiamo. Ai nostri occhi è solo un bimbo che vagisce, agli occhi di Dio è l’artefice dell’universo: in Lui e per Lui tutto è stato fatto di ciò che esiste. Egli è l’Alfa, il principio da cui tutto proviene; Egli è l’Omega, la fine in cui tutto si riassumerà. E’ l’immenso mare in cui tutte le nostre gioie ed i nostri dolori naufragheranno. E’ la speranza per un mondo deluso, è la certezza per un mondo in attesa.

Così piccolo, eppure il Re dell’universo; così insignificante, eppure la speranza del mondo; così sconosciuto, eppure ovunque presente.

Buon Natale, ragazzi! Passatelo sognando un bimbo.

Marino da Arezzo

Una donna alla fontana

Momento di riflessione

Una donna alla fontana
Era una figlia del suo popolo. Nessuno le aveva detto che era nata senza peccato.
Nessuno le aveva detto che sarebbe stata la Madre di Dio.
Come tutte le donne di Nazaret, ogni giorno andava alla fontana, ma Dio aveva
posto su di lei il suo sguardo e fin dall’eterno l’aveva pensata.
Era una donna della terra, ma senza che lei lo sapesse, faceva già parte del Cielo.
I suoi genitori erano figli della loro terra: arida, sassosa, avara di frutti e non
vestivano le belle vesti delle quali i nostri grandi pittori li avrebbero rivestiti nelle
loro tele. Vivevano di grandi speranze per il futuro e per i loro figli.

Maria fu una figlia del popolo e, come il popolo, senza valore agli occhi degli uomini,
ma già baciata dal bacio di Dio. Dio camminava in lei e fecondava quella dura terra di
Palestina con la sua presenza in Maria.
Le Scritture l’avevano lodata, l’avevano osannata fin dal principio dei tempi.
Un Paradiso perduto aveva riposto in lei la sua speranza, ma lei tutto ciò non lo
sapeva.
Ascoltava quelle parole il sabato nella sinagoga e pensava che si riferissero ad altri.
Le meditava nel suo cuore pensando all’amore che Dio aveva per Israele e sognava,
come gli altri israeliti, il giorno in cui avrebbe ridato al suo popolo la libertà e lo
avrebbe di nuovo avvolto nella sua consolazione. Sarebbe tornato il regno di David,
ma Maria non sapeva che il nuovo David sarebbe stato suo Figlio.
Se ne andava ad attingere acqua alla fontana: per gli uomini una delle tante, per Dio
la madre di suo Figlio.

E venne il giorno, e venne l’annuncio. Per un attimo il regno dei Cieli e degli uomini
rimase appeso al suo “Sì”.
E venne il parto che Cielo e Terra aspettavano fin dalle loro origini. E venne lo
stupore in Maria per come lo aveva avuto quel figlio, donato da Dio, ma per lei figlio
suo. Altre donne avevano avuto figli ed, a vederli, sembravano tutti uguali.

Ogni tanto, però, un segno, uno sguardo, una parola, un comportamento la
facevano riflettere su cosa sarebbe stato quel bambino per annunciare il quale il
Cielo era disceso in terra.
Lo guardava piallare il legno insieme a Giuseppe e le usciva un sospiro.
Poi il Figlio se ne andò e incominciò a percorrere le strade polverose della Palestina
con un codazzo di gente che sarebbe diventato ben presto una folla che non lo
lasciava più in pace.
Lui predicava una nuova novella che parlava di pace, di amore, di un regno dei cieli
che si faceva fatica a capire.
Lei continuava la sua umile vita nella casa di Nazaret e quando le folle gridavano la
gloria del Figlio, lei non c’era.
Ma un giorno lo inchiodarono ad una croce, e lei era presente. Nel dolore di un figlio
non può mancare la presenza di una madre.

Lei c’era e stava là sotto la croce, in piedi, bloccata dal dolore e dal mistero.
Colui che le Scritture da secoli avevano annunciato, moriva su una croce.
Per molti era un uomo, per altri era Dio, per lei era il figlio.
Pianse davanti alla morte, pianse non osando sperare, pianse semplicemente come
una madre piange il figlio morto.
Ma ciò che non aveva sperato si avverò.

La pietra del sepolcro si ribaltò: Gesù è risorto.
Lo dissero le donne, lo dissero gli Apostoli, piena di gioia e di amore lo disse Maria
Maddalena.
E questa gioia proruppe in tutti quei cuori che gli erano stati vicini.
Anche il suo si riempì di gioia, ma ora che tutti gioiscono, i Vangeli non parlano di lei.
Essa torna ad essere l’umile donna che va a riempire la sua anfora alla fontana.
Però questa volta non è l’acqua quella che la riempie: Maria continua a camminare
sorridendo sotto il suo peso, perché sta trasportando ormai la gloria di Dio.

Marino da Arezzo

Filastrocca “del camminare”

🎒 Filastrocca del camminare – Un invito sottile (e toscano) al ritorno

C’è chi ha camminato con passo deciso e chi, forse, si è fermato a riprendere fiato.
C’è chi ha messo via l’uniforme da tempo, ma sente ancora la voce dei sentieri, il profumo del fuoco acceso, l’eco dei giochi seri.

Per chi è passato da lì – da uno zaino carico di esperienze – e forse non sa come tornare… abbiamo lasciato una traccia.

Questa filastrocca, scritta con ironia, affetto e spirito toscano, è un invito giocoso ma profondo, un messaggio tra le righe, per dire che il cammino scout non finisce: cambia forma, cambia passo, ma resta aperto.

🌿 Perché questa filastrocca?

Perché il sito della Regione MASCI Toscana nasce proprio così: da un’idea semplice, nata “vicino a uno svincolo d’autostrada”, dove tre adulti scout decisero di custodire le loro storie, riflessioni e passi.
Uno zaino digitale, fatto di racconti veri, lasciati sul bordo del sentiero per chi volesse riprendere il cammino.

Negli anni, quel gioco è diventato punto di riferimento. Molti adulti, da soli o in cerca di contatti, hanno trovato in queste pagine la porta d’ingresso per ricominciare. Alcuni hanno fondato nuove comunità. Altri hanno semplicemente sorriso, leggendo.

📬 A chi è rivolta?

A chi ha camminato e si è fermato,
a chi sente l’eco di qualcosa che chiama,
a chi non ha mai smesso di giocare… anche in silenzio.

Se tra queste righe ti senti chiamato,
segui l’intuito (leggi la filastrocca!)… E chiedi davvero.

🟤 Buona Strada.
La Redazione Toscana – MASCI

🎒 Filastrocca del camminare
su strade che sanno dove andare,
tra orme lasciate senza rumore
e passi pieni di buon cuore.

📜 C’è chi racconta, senza far scena,
di un gioco iniziato dopo cena,
un gioco sottile, ma assai vero,
che cerca chi gioca per davvero.

🗣 ’Un fare lo scemo, ché qui si gioca serio,
co’ quattro bischerate si cambia un mistero!

🚗 Vicino a uno svincolo d’autostrada,
a Camaiore, in una giornata grata,
tre teste pensarono a un contenitore
dove ognuno potesse lasciare il suo cuore.

🎒C’è uno zaino, lasciato con cura,
da chi ha camminato con fede e misura.
E dentro ha messo, come un tesoro,
tracce di vita, silenzio e decoro.

🌱 Dentro ci sono tracce sincere,
lasciate da mani forse leggere,
ma con il tempo, guarda un po’ là,
hanno fatto nascere comunità.

🏕 Chi era lontano, forse distratto,
ha ritrovato la strada d’un patto.
Senza clamore, tra giochi e parole,
qualcuno si è unito, guidato dal sole.

🔧 C’è un ingranaggio che vuol girare,
ma serve qualcuno che lo sa ascoltare:
non serve rumore, né fanfara,
basta una mano, leggera e chiara.

🌬 Si dice – ma piano – tra foglie e sentieri,
che c’è chi conosce gli ingranaggi veri.
Il nome è discreto, ma chi vuol capire,
sa che è da Luca che deve partire.

🕯 Se il gioco ti chiama con tono sincero,
segui l’intuitoe chiedi davvero.
Lo zaino è lì, vicino al sentiero:
chi sa giocare, ritrova il mistero.

Firma.
✍️ Lo Scout randagio, che passa e saluta,
ma resta nel cerchio di chi ascolta e aiuta.


🗣  P.S.  ’Un stare lì a rigira’ l’ovo nel paniere:
                 se tu l’hai capita, falla e ‘un la dire.

🙏 Grazie ad Anna, già Guida leale,
che osserva col cuore, precisa e frontale.
Con passo leggero ma sguardo deciso,
ha colto il problema con tiro preciso.

Campo Bibbia 2024

Resuscitò il Signore , e nei giorni 5-6-7 Aprile 2024 ha avuto luogo in quel di San Martino di Figline il settimo Campo Bibbia nazionale del Masci.

 E’ la settimana di Pasqua ed ancora si diffonde nell’aria l’annuncio della resurrezione del Cristo. La primavera bussa alle porte e gli alberi si rivestono di fiori e nuove foglie. In mezzo alle colline del Chianti regnano il silenzio ed i nuovi profumi. Il sole ormai scalda la terra e gli ulivi muovono lentamente le loro fronde.

Il tema del Campo è il Vangelo di Marco, piccolo scrigno di tanta ricchezza. Sul suo sfondo aleggia l’immagine di Pietro quale suggeritore per il suo “figlio” Marco.

Si tratta del primo, in ordine di tempo, fra i quattro Vangeli (circa il 56 d.C.), scritto in stile conciso, ma che gode ancora della presenza fisica di Pietro che verrà martirizzato nel 67 d.C.

E con Pietro sono ancora presenti molti che hanno vissuto le vicende del Cristo, soprattutto fra gli appartenenti alla comunità di Gerusalemme. Non si possono inventare storie, i testimoni sono ancora viventi.

Non è un Vangelo voluminoso, anzi, abbastanza conciso, ma in esso è ben presente il Xerigma, l’annuncio della passione morte e resurrezione di nostro Signor Gesù Cristo.

Sia Matteo che Luca terranno ben presente il Vangelo di Marco: ad esso attingeranno, completandolo attingendo anche ad altre fonti presso le varie comunità cristiane che in breve tempo sono nate in tutto l’impero romano.

Il Vangelo di Marco si sviluppa in tre parti: Gesù in Galilea; Un intervallo in cui Gesù fa una verifica con i suoi discepoli; Gesù a Gerusalemme dove entra nella gloria la Domenica delle palme e subisce il martirio nei giorni successivi, ma anche dove risorge il terzo giorno come aveva annunciato.

Marco termina il suo Vangelo così:

“Chi cercate? Voi cercate Gesù nazzareno, il Crocifisso”. Non Colui che ha fatto miracoli, ma “il crocifisso”.

E questo è l’emblema della nostra fede: “il Crocifisso”.  “Oggetto di scandalo per i Giudei e follia per i pagani; ma per quelli che sono chiamati, siano essi Giudei o Greci, un Cristo che è potenza di Dio e sapienza di Dio.” (1Cor.1,23-24) Attraverso quella croce Dio ci ha assicurato la salvezza e la gloria eterna.

La “Buona Novella” si diffuse immediatamente nei paesi dell’impero romano e già alla  fine del 1° secolo la nuova dottrina, che da essa scaturisce, è ben formata. Essa si esplica ben precisa nei primi documenti cristiani come la “Didachè”, le Lettere di Ignazio di Antiochia e nell’apologia “A Diogneto”,

argomenti trattati la Domenica a chiusura del Campo.

E’ stata una bella esperienza apprezzata da tutti i partecipanti al campo svoltosi in un’atmosfera di serenità, fratellanza, riflessione e preghiera.

Marino

Comunità di Arezzo

Scende il Dio della pace in un mondo bruciato dalla guerra.

Gli angeli continuano a cantare: “…e pace in terra agli uomini…”, ma oggi il cannone copre il loro canto. Non solo gli uomini non sentono quel canto, ma, peggio ancora, non lo vogliono sentire.

Altri doni oggi cercano gli uomini e sono diversi dal dono della pace. Al dono dell’amore si risponde con il desiderio dell’odio. Alla pace si preferisce la guerra che scaturisce dal risentimento, dal desiderio di oppressione dell’uomo sull’uomo, dal voler imporre a tutti gli altri il proprio sentire, dal cercare il proprio tornaconto.

Quel paradiso che un giorno Dio trasferì sulla terra perché anche tutti gli uomini ne godessero, non esiste più. La storia di Caino ed Abele scaturita agli inizi del nostro tempo, si ripropone oggi ogni giorno sulla nostra terra. Quante guerre, quanti morti, quante lacrime inondano oggi il nostro piccolo mondo! E quanta indifferenza da chi, vivendo nel benessere, attraversa la nostra vita!

La Scrittura Ti invoca ancora:” Vieni, Signore, non tardare.”

Io Ti dico: “Come non mai abbiamo bisogno di Te, della tua pace, del tuo amore, della coscienza che siamo tutti figli di Dio e quindi tutti fratelli pervasi dell’amore di un unico Padre; ma venire oggi tra gli uomini è pericoloso per Te.

Molti Ti odiano nei fratelli che incontrano, perché diversi, perché poveri, perché senza patria e con in cuore un gran desiderio di trovarne una. Molti la riconoscono loro, purché non sia la propria.

Avevi creato il mondo per tutti, ma alcuni se ne sono appropriati. Hanno tracciato confini di divisione, hanno creato barriere per respingere, matasse di filo spinato o muri di cemento per tenere stretto solo per sé il mondo che avevi creato per tutti.

Le nostre terre, i nostri mari risuonano di pianti; ma chi è nel benessere non vuole sentire, perché non vuol condividere. Al massimo creiamo per loro delle zone “franche” per lavarsi la coscienza, ma non si vuol condividere una casa comune.

Impera, Signore, la legge dell’ “io” e l’ “altro”, ci siamo dimenticati del “noi”. Un giorno dicesti:” Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”

Io non lo so, Signore; certamente, se continueremo a cancellare il tuo messaggio di pace e di amore, non troverai più il senso di fraternità che Tu vi hai portato.

Quel tuo comandamento:” Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” rischia di diventare sono una misera eco.

Marino

Tintoretto – “Caino uccide Abele”

Giornata di Spiritualità” alla Verna. Appunti

La Preghiera come colloquio con Dio

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.  (Gv. 1, 14)

“Non ho posto la mia dimora troppo in alto né troppo in basso perché tu non possa dire che non ci potevi arrivare.”

Il nostro è un Dio presente, è l’inquilino della porta accanto. Passa per la via e ti bussa. Tu sei libero di aprire o di lasciarlo fuori.

Anche tu, uscendo sulla strada, puoi bussare alla sua porta e Lui si sentirà in dovere di aprirti.

Le religioni tendono a porre Dio lontano dagli uomini, perché lo percepiscono troppo potente, troppo perfetto, troppo etereo.

La religione cristiana, attraverso il Cristo, ha annullato tutte le distanze e lo ha chiamato “Padre”.

E’ così che lo dobbiamo percepire: un padre che cammina accanto a te e, quando il cammino si fa faticoso, ti prende sulle sue spalle e continua a fare strada;

un padre che non dice sempre di sì ad ogni tua richiesta, ma che ti vuole bene anche quando non soddisfa i tuoi desideri;

un padre che sa quale sia il bene per i suoi figli e verso quello li conduce fornendo loro la forza necessaria quando la strada si fa impervia.

Il nostro Dio è un Dio che, oltre a figli, ci chiama “amici” e l’amicizia fa crollare ogni barriera.

Con l’amico ci si confida, a lui si dicono le cose più nascoste. A lui ci si affida perché sappiamo che su di lui possiamo contare.

Con lui siamo veramente un cuor solo ed un’anima sola.

Questi sono i sentimente a cui si deve conformare la nostra preghiera.

Marino, comunità di Arezzo

“La preghiera: il nostro colloquio con Dio”

Incontro di spiritualità, La Verna 11-12 novembre 2023.

https://www.laverna.it/

Domenica 12 novembre, il gruppo Masci Toscana è tornato a casa attraversando i lunghi
chilometri di nebbia che hanno nascosto il monte La verna ,ma nel cuore di tutti brillava un
bel sole caldo.

L’estate di San Martino ce l’avevamo dentro, dopo la bellissima esperienza della giornata
dello spirito 2023. L’anno scorso l’appuntamento è stato rimandato per fare spazio
all’assemblea nazionale, ma quest’anno dalle 17:00 dell’11 novembre alle 17:00 del 12,
abbiamo vissuto un giorno di ritrovata amicizia e rinnovato entusiasmo.

I momenti forti di questo nostro incontro sono state le riflessioni di Marino Monachini, il
nostro responsabile regionale Fede e la gioiosa testimonianza di suor Daniela Biasi,
francescana.

Ambedue ci hanno guidati in un percorso di consapevolezza del nostro rapporto esclusivo
con Dio, che si realizza quando ci isoliamo nella preghiera personale.
Abbiamo convenuto che è in questi momenti che il legame filiale tra gli uomini e un Dio che
ci chiede di chiamarlo Padre, vive la sua pienezza.

Dopo il suo intervento , suor Daniela ci ha chiesto di appartarci all’interno del meraviglioso
complesso del Santuario della Verna, per sperimentare quanto detto in una mezz’ora di
solitudine per parlare e metterci all’ascolto,al cospetto di Nostro Signore.

In seguito,nei gruppi, ci siamo raccontati il nostro modo di intendere la preghiera ,l’ascolto e
le nostre attese, visto che in genere preghiamo per chiedere.Ci siamo anche detti, però
,quanto è importante anche il ringraziamento per tutti i doni ricevuti.

Le nostre preghiere comunitarie, la Santa Messa della domenica, la recita dell’ora nona con i monaci, la processione dal Santuario alla Cappella delle Stimmate, hanno arricchito e
riempito di senso questa nostra giornata. La calda ospitalità, il buon cibo, i nostri canti, le
risate… hanno fatto il resto!

Eravamo una cinquantina e, tenendoci per mano, durante l’immancabile cerchio di chiusura ,ci siamo dati appuntamento al prossimo anno, se Dio vorrà che la nostra festa continui……

Lucia Calabrese, comunità Masci Prato.

18^ TEMPO DEL CREATO E GIORNATA DELLO SCAUTISMO ADULTO 2023

“Che scorrano la giustizia e la pace”
(Amos 5, 24)

Il messaggio che Papa Francesco ha consegnato alla Chiesa per la diciottesima Giornata Mondiale di preghiera per la Cura del Creato prende il via da un versetto del profeta Amos (Am 4, 24) “piuttosto come le acque scorra il diritto e la giustizia come un torrente perenne” e il simbolo è “Un Fiume Possente”. La scelta di questo versetto, non è secondaria: il Papa intende mettere in chiaro che parlare di Cura del Creato, di conversione ecologica e di preghiera per la madre Terra non può essere solo questione di parole quindi siamo chiamati a unirci al fiume della giustizia e della pace, ad impegnarci per la giustizia climatica ed ecologica.

L’urgenza cresce e dobbiamo fare una pace vera con la Terra e sulla Terra. Essa è la nostra casa comune: accogliente, benefica ed amica.

La giustizia, invece, ci chiama al pentimento ed a un cambiamento di atteggiamento e di azioni. Quando ci uniamo al fiume della giustizia e della pace con gli altri, viene creata la speranza invece della disperazione. Si può costruire un’economia di pace invece di un’economia basata sul conflitto. Le nostre preghiere devono invocare giustizia non solo per gli esseri umani ma per tutta la creazione.

Anche quest’anno la Giornata di Preghiera per la Cura del Creato da inizio a un percorso che durerà fino al 4 ottobre, festa di San Francesco, universalmente riconosciuto come il Santo del Creato per antonomasia: la terra è la casa di tutti e perciò tutti ci sentiamo chiamati a diventarne fedeli custodi e assumere ” un senso di responsabilità”: essere vigili e desistere dai comportamenti malvagi a partire dallo sfruttamento sconsiderato di ciò che Madre Terra ci offre.

Accogliendo l’invito del Papa il MASCI Viareggio 3, sostenuta dalla sua Magistra Tania, ha organizzato per la giornata del Creato 2023 un week end di attività denominato ” Acqua – Cambiamento climatico e rapporto con le piante”.

Il programma dell’iniziativa ha previsto alle ore 16,00 di sabato 30 settembre l’intervento del dott. Alberto Biffoli, esperto in scienze agrarie ed ambientali, che nel corso della conferenza ha illustrato la situazione attuale dei boschi e delle foreste e le misure da adottare per un futuro più sostenibile.

Le foreste rappresentano il più importante serbatoio di biodiversità, garantiscono la protezione del suolo, la qualità dell’aria e delle acque, inoltre hanno la funzione di assorbimento di carbonio svolgendo così una protezione naturale contro gli effetti del dissesto ecologico. Le azioni da intraprendere per salvaguardare l’ambiente forestale è necessario che esse siano gestite in modo sostenibile e esperto per prevenire i danni da incendi, siccità ed aumentare la velocità di ripresa del bosco dopo questi eventi.

Alle 18,00 è stata celebrata la messa nella Parrocchia di S. Paolino – Viareggio.
Domenica, poi, siamo partiti dalla visita del Parco della Villa Borbone proseguendo con una lunga passeggiata fino al mare all’interno del Parco Naturale Migliarino-San Rossore, durante la quale, guidati dal Prof. Tomei Paolo Emilio, docente di botanica e profondo esperto e conoscitore di tutte le specie vegetali presenti nel territorio, abbiamo toccato con mano il rapporto tra la foresta presente nella zona diversi millenni fa e il bosco di oggi, somma della flora superstite e l’intervento dell’uomo.

Oltre, ovviamente, alla partecipazione della ns comunità e molte persone interessate, abbiamo avuto il piacere della partecipazione delle comunità di Capezzano, di Massa e di Prato che ringraziamo.

Il sentiero che attraversa la Riserva Naturale della Lecciona ( il nome deriva dalla presenza nella villa di un leccio risalente a circa 300 anni ) è di particolare valore ambientale e naturalistico perché permette di attraversare tutti gli ambienti naturali che fanno parte del Parco dal bosco fino alla spiaggia libera della Lecciona, sicuramente una delle più belle spiagge allo stato naturale che si trova nel Parco.

L’itinerario parte dal Viale dei Tigli, che unisce Viareggio a Torre del Lago Puccini, proprio davanti a Villa Borbone, sede di un centro visite del Parco aperto tutto l’anno e procede in direzione del mare fino alle dune costiere, attraversando la Riserva Naturale della Lecciona consentendo al visitatore di incontrare tutti gli ambienti più significativi della Macchia Lucchese.

La custodia della creazione con tutte le sue creature è carità, è amore, è azione, è ascolto….

Antonella Micali
Addetta Stampa comunità Viareggio 3